La mosca di Velo - "Cosa sapete della coda di topo?"
Osvaldo foto 08
800 Monastero
E vi siete mai chiesti perché è conica e non parallela? E’ molto semplice: se fosse parallela non riusciremmo a stenderla correttamente, proprio come la frusta dei vetturini (non per nulla la pesca a mosca viene spesso chiamata “pesca con la frusta”).

Ciao a tutti e ben ritrovati su queste pagine. Sapete che la coda di topo si chiama così per via del suo profilo conico, proprio come quello della coda di un topolino?

E vi siete mai chiesti perché è conica e non parallela? E’ molto semplice: se fosse parallela non riusciremmo a stenderla correttamente, proprio come la frusta dei vetturini (non per nulla la pesca a mosca viene spesso chiamata “pesca con la frusta”).

Non ci credete? Provate a prendere 4-5 metri di corda, afferratene un capo con la mano e provate a stenderli di fronte a voi con dei falsi lanci. Poi prendete 4-5 spezzoni di corda di diametro decrescente e annodateli dal più grosso al più piccolo. Tenete in mano la parte di maggior diametro e provate a stendere il tutto come se doveste lanciare una mosca. Avrete sicuramente meno difficoltà a farlo. Proprio per via del profilo conico, come avviene in una frusta per cavalli.

Per collegare la mosca alla coda di topo è necessario utilizzare il “finale”, anch’esso conico: la parte di maggior diametro andrà collegata alla coda di topo mentre nella parte più sottile fisseremo la mosca.

Un tempo, il finale veniva realizzato con una lunga serie di spezzoni di crine di cavallo (preferibilmente grigio o bianco e prelevato da un animale maschio per evitare che l’urina lo rovinasse) annodati uno con l’altro.

Si partiva da uno solo crine (a cui legare la mosca) al quale se ne collegavano due (attorcigliati fra di loro), poi 3 o 4 e via di seguito fino ad arrivare al numero massimo previsto, garantendo così il profilo conico di tutto l’insieme. Particolare curioso ed interessante: il crine poteva essere tinto in vari colori (con prodotti vegetali) così da renderlo meno visibile al pesce.

Al contrario di quanto si possa credere, il crine è in grado di resistere a una notevole trazione (una volta inumidito a dovere, tant’è vero che si usava riporli fra due feltri umidi ed all’interno di una scatolina così da trovarli pronti al momento del bisogno) e permetteva di recuperare prede di tutto rispetto.

A partire dal 1938, il crine venne sostituito dal nylon come alternativo alla seta con la quale venivano prodotte le costose e delicatissime calze da donna. Si sostiene che nylon sia l’acronimo di “Now You Lose Old Nippon” (Adesso perderai, vecchio Giappone) poiché durante la seconda guerra mondiale il Giappone bloccò l’importazione di seta dalla Cina, materiale che l’industria americana utilizzava per tessere i paracadute militari. Secondo un’altra ipotesi, il nome NYLON deriva invece dalla combinazione di NY (New York) e LON (Londra).

Materiale diverso, ma procedura identica: i finali per la pesca a mosca sono realizzati sempre con spezzoni di diametro decrescente. Oppure si può scegliere di utilizzare i più moderni finali in trafilato conico, che presentano notevoli vantaggi ma anche alcune controindicazioni.

Qualunque sia la sua derivazione etimologica, non si può negare che il nylon ha rappresentato, per il pescatore, una vera e propria rivoluzione pur non risolvendo tutti i problemi legati all’affondabilità: un finale che galleggia in superficie, infatti, produce oltre alla sua ombra sul fondo del fiume una serie di riflessi dovuti ai raggi del sole che lo colpiscono. In entrambi i casi, infastidiscono ed a volte impauriscono il pesce.

Sono stati fatti molti tentativi per eliminare il problema: sfregare il finale con dell’erba, oppure con una patata… con risultati sempre insufficienti. Molto meglio, allora, imparare ad eseguire un lancio corretto e, soprattutto, evitare di spaventare ulteriormente la nostra preda con movimenti o comportamenti molto più dannosi dei riflessi del finale.

La visibilità del finale agli occhi del pesce è spesso oggetto di discussione fra i pescatori a mosca. C’è chi sostiene l’assoluta necessità di utilizzare finali sottilissimi e chi invece ritiene questo fattore di secondaria importanza. E’ difficile stabilire chi dei due ha ragione. Certo è che molti problemi legati alla visibilità del finale da parte del pesce possono essere risolti con una maggior abilità nel posare la mosca e soprattutto nel sapersi celare alla vista della nostra preda.

L’argomento “finale” è molto complesso che merita ulteriori approfondimenti e ne riparleremo in un altro articolo. Non perdete dunque di vista la nostra rubrica e non esitate a porci domande o chiarimenti. E, perché no?, proporci argomenti che vorreste vedere trattati su questa pagine.

A presto!

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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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