
EDITORIALE – Cosa è il Trasporto? Partiamo da qui, da una domanda. Subito una nuvola di parole inizia a muoversi dentro. Tante le definizioni che sarebbe possibile compilare. Ne tiriamo fuori una, quella che più ci interessa in quest’anno dove non ci sarà nessun “sollevate e fermi”: il trasporto è una metafora della vita.
Tranquilli non vogliamo fare i filosofi, anche se non sarebbe male e ce ne sarebbe davvero bisogno. Il Trasporto è il sogno di fare un qualcosa di apparentemente impossibile e di farlo attraverso l’organizzazione, il gioco di squadra, la guida autorevole, la disciplina, lo sforzo, la perseveranza.
Quella torre che va su, nel cuore della notte e sopra i tetti della città di Viterbo, è un simbolo e un insegnamento. Oltre che una tradizione e un atto di fede. Un simbolo che dovrebbe raccontare e formare, anche se ci sembra che i viterbesi abbiano una qualche difficoltà a fare questo salto. Basta guardare dentro Palazzo dei Priri, quartier generale e stanza dei bottoni della città. Chi sta là dentro la guarda solo la Macchina, e anche quest’anno potrà farlo fino al 13 settembre, ma non la impara. Non impara la lezione della Macchina.
Non capisce che l’unico modo di sollevare le cose pesanti, di fare il difficile, è scomporlo in tanti pezzi meglio gestibili, distribuire ruoli ed essere tutti d’un sentimento al servizio di una causa. Se i facchini di Santa Rosa in una delle tante sere del tre che da secoli illuminano il buio di Viterbo pensassero, nel momento del Trasporto, uno alle scarpe che gli si consumano, l’altro ad affaticarsi meno, quell’altro ancora ad arraffare più panini con la porchetta degli altri nella merenda al Boschetto la Macchina di Santa Rosa non arriverebbe a piazza Fontana Grande.
Invece si pensa che il Comune possa andare avanti pur generando una situazione in cui ognuno pensa ai fatti propri. Quest’anno non avremo l’esempio del Trasporto ma anche questa volta, come spesso accade arriviamo a un autunno con l’amministrazione comunale a brandelli e un sindaco sotto lo scacco delle varie anime su cui poggia. Di certo non pensiamo che un nuovo “sollevate e fermi” avrebbe avuto una qualche funzione pedagogica, anche perché tra i consiglieri e gli assessori ce ne sono molti che hanno esperienza da vendere e partecipazioni al tre settembre da fare invidia ai ciuffi. Il problema è che non hanno sudato evidentemente, non hanno mai sentito il peso e la fatica e il rischio e il pericolo e quindi non hanno capito la metafora del Trasporto e quello che serve per sollevare la città. In compenso però restiamo fermi, restano fermi. Senza sollevare un granché.


















