
Partiamo dalla frase che fa da titolo a questo pezzo: “La merda se la chiami escremento non cambia nella sostanza”. E’ stata pronunciata questa mattina da noi Sbottonati, il tandem di Radio Verde composto da Simone Carletti e dallo scrivente. Il contesto è uno scambio tra noi conduttori e l’ex sindaco di Viterbo Giulio Marini. Il piano di discussione è quello della chiusura del ciclo dei rifiuti e il punto spinoso è l’inceneritore, come lo chiamiamo noi, o termovalorizzatore, come preferisce chiamarlo l’ex primo cittadino.
La frase in questione ci è venuta fuori spontanea quando l’ex sindaco ha voluto evidenziare che sarebbe meglio utilizzare il secondo termine rispetto al primo per definire quella cosa dove si bruciano i rifiuti, più o meno lavorati e adattati alle condizioni tecniche dello scopo (finire in fumo). Certo tra gli inceneritori, come queste cose venivano chiamati una volta, e la loro evoluzione tecnologica, che ha portato a utilizzare il termine più “fico” e meno spaventevole di termovalorizzatori, ci sono delle differenze.
Il dato di fatto di base però rimane. Una cosa allo stato solido viene scomposta mediante combustione e diventa volatile. Sparisce agli occhi ma non sparisce nei fatti, ci viene in aiuto la fisica. A meno che qualche scienziato non arrivi a dimostrare che il principio fisico di Lavoisier “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma” è una boiata pazzesca. Fino a che la comunità scientifica non assisterà al pronunciamento di simile campione della scienza possiamo affermare, con ragionevole serenità, che pensare che le cose stanno diversamente è azzardato.
Ergo, tanto che lo si chiami inceneritore tanto che il termine usato sia quello di termovalorizzatore il dato di fondo non cambia: inquina e rappresenta una minaccia per la salute degli abitanti del territorio. Per chi vuole farsi un’idea invitiamo alla visione del docu-film ‘Sporchi da morire’. Lì trovate tutte le coglionerie del caso, anche il bellissimo ma non per questo meno pericoloso inceneritore – pardon, termovalorizzatore – di Vienna.
Visto che in questi giorni la classe politica viterbese, interrogata dalla stampa locale, si è mostrata possibilista sull’inceneritore nella Tuscia è necessario sollecitare anticorpi presso l’opinione pubblica cittadina. L’inceneritore rappresenta una minaccia forte per la nostra salute, quella dei nostri figli e della gente che amiamo.
La cosa che ci ha fatto piacere, che testimonia l’intelligenza di Marini, è che lo stesso ha dichiarato: “15 anni fa ero convinto che il ciclo dei rifiuti andasse chiuso con il termovalorizzatore ma, visto che anche l’Europa ha dato precise direttive in contrasto con l’incenerimento in questi ultimi anni, sono disposto a rivedere la mia posizione”. Ottimo. Consigliamo di riflettere bene su questo tema anche altri amministratori che non cassano l’argomento “inceneritore” e si dichiarano possibilisti. Tanto per fare qualche nome di chi in questi giorni non si è sentito di escludere l’ipotesi: il sindaco Leonardo Michelini, il capogruppo del Partito Democratico Francesco Serra ma anche Daniela Bizzarri.
Anche a loro consigliamo la visione di ‘Sporchi da morire’, hanno un ruolo importante e devono prepararsi al meglio per fare scelte sagge. L’inceneritore è di fatto un pessimo affare per i territori anche se spesso può rappresentare un buon affare economico per chi lo realizza e gestisce. Ma la politica sta dalla parte della gente e non degli interessi dei privati quindi la scelta di campo non può che essere netta. Cari amministratori “sbottonatevi”, rompete gli indugi e confermate la vostra posizione al fianco dei vostri cittadini. Sappiamo che siete brave persone, fateci dormire sereni.


















