

BARBARANO ROMANO – La magia di Barbarano si ripete. E lo fa con una puntualità quasi cinematografica, un appuntamento con la storia che si rinnova a un anno esatto di distanza da quel momento, che ancora ricordiamo bene, in cui la Tuscia trattenne il fiato davanti alla “Tomba dei Vasi con Uccelli Dipinti”.
Oggi, tra le pieghe della terra che fu etrusca, si torna a scrivere una pagina straordinaria. È stata aperta una nuova tomba, rigorosamente inviolata. Un tempo sigillata da una grande lastra di pietra, oggi si offre allo sguardo degli archeologi come un libro mai sfogliato, una capsula del tempo che è sopravvissuta ai secoli.
Dal 2023, la Baylor University conduce indagini sistematiche nell’area del Caiolo, sotto la guida del professor Davide Zori, in una sinergia preziosa e costante con la Soprintendenza. Era il 27 giugno 2025 quando, tra la terra e il tufo, emerse un tumulo inviolato della fine del VII sec. a.C.: un evento di una rarità sconvolgente. Ma il 9 giugno 2026, la storia ha deciso di concederci il bis: un secondo tumulo, adiacente al primo, anch’esso intatto, è stato individuato e aperto oggi.
Guardare dentro quella camera sepolcrale non è solo un esercizio scientifico; è un tuffo al cuore. Lo stato di conservazione è eccezionale e ci permetterà di ricostruire, tassello dopo tassello, i rituali e lo status sociale di chi, millenni fa, ha riposato in questo silenzio. A una prima ricognizione, la tomba racconta la presenza di due individui. E c’è un dettaglio che ci parla di un uomo: la punta di una lancia, ritrovata accanto a uno dei corpi, simbolo di un rango, di una funzione, di un’identità rimasta impressa nel bronzo.
Accanto alle ossa, parzialmente conservate, la danza dei corredi: olle, calici in bucchero, almeno un aryballos e molti altri vasi ancora avvolti dal fascino della terra di infiltrazione, che ne cela ancora per poco i segreti.
Ma al di là della meraviglia archeologica, c’è un messaggio politico e civile fortissimo. Trovare una seconda tomba intatta nella stessa area, ad appena dodici mesi dalla precedente, è la prova provata che qualcosa è cambiato. È la dimostrazione concreta che il territorio è stato finalmente protetto, che la vigilanza ha funzionato e che la collaborazione tra comunità e istituzioni ha sbarrato la strada ai tombaroli.
In un’area come l’Etruria meridionale, ferita per decenni dai saccheggi clandestini che hanno svuotato senza pietà centinaia di sepolcri, trovarsi di fronte a un contesto intatto è la notizia più bella: la tutela ha vinto. La necropoli di San Giuliano si conferma uno dei paesaggi funerari più ricchi e significativi di tutto il mondo etrusco. Le ricerche della Baylor University, in questo contesto unico, non stanno solo scavando il passato, ma stanno aprendo prospettive rivoluzionarie sulla società etrusca dell’età orientalizzante.
Barbarano ancora una volta ci insegna che, se sappiamo prenderci cura della nostra terra, lei è pronta a restituirci la sua bellezza eterna.




















