

Dirlo adesso è facile, ma la Macchina di Santa Rosa all’Expo sembra un epic fail. Per vari motivi. Innanzitutto perché la Macchina lasciata lì in mezzo a quei padiglioni non rende giustizia del riconoscimento dell’Unesco. Il riconoscimento infatti non è stato conferito alla Macchina di Santa Rosa, bensì (e la differenza è abissale) al Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Alla festa, al passaggio della Macchina tra le vie del centro storico, alla passione dei viterbesi e non al disegnatore di Fiore del Cielo. Qui il primo errore, dunque, pensare che portando la Macchina e parcheggiarla all’Expo sarebbe equivalso a portarci il Trasporto.
Il secondo errore è quello di aver pensato che la festa, e qui capiamoci bene, non fosse una festa provinciale. Provinciale non da intendersi come “da sfigati”, ma come festa del territorio, che ha un suo senso qui, per la tradizione, per l’aria che si respira in quei giorni e per la contestualizzazione della festa tra i vicoli della città di Viterbo. Ecco, provinciale, però, è anche chi ha pensato che Viterbo fosse più importante del mondo intero e che il mondo dovesse accorgersene. No, il Trasporto non è l’evento più importante nel mondo, è l’evento più importante per questo territorio. Il Trasporto è una delle tante grandiose feste che si svolgono in alcune parti del mondo, ognuna delle quali ha senso nel posto in cui si svolge e si rafforza e si nutre della passione e della forza del territorio in cui si svolge. Perché solo lì è contestualizzata e solo lì dunque può avere questo valore.
E lo dico senza toni gravi, senza voler sminuire la portata del Trasporto. Lo dico da persona che della cronaca locale (e provinciale) ha fatto il suo mestiere. Da persona che pensa che le vicende provinciali siano tanto importanti quanto siano vicine alle persone del territorio nel quale accadono. Quindi accettare che la Macchina non sia stata apprezzata a Milano, significa accettare che questa festa sia la festa di Viterbo e non del mondo. Che le vicende locali, che le tradizioni locali, abbiano un senso dove accadono. Sicuramente uno storytelling migliore, un ufficio stampa dedicato e un allestimento più mirato, avrebbero evitato qualche brutta figura, ma io dico che va bene così. Perché riporta tutti coi piedi per terra e questo può essere un modo per ripensare al turismo locale, a quel che serve per rilanciare questo territorio, per capire che non può essere il 3 settembre a cambiare le sorti economiche, culturali e turistiche di Viterbo. Che non è così che Viterbo deve parlare al mondo. Con la Macchina di Santa Rosa Viterbo parla e deve parlare a sé stessa e ai suoi cittadini e alla loro passione. E lo fa bene. Ed è giusto che sia così.

















