La Giornata della Memoria, l'importanza del pensiero e il rischio di vivere in tempi pavloviani
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Gli Stati Generali La Fune
EDITORIALE - Il bene più prezioso che ognuno di noi dovrebbe custodire e coltivare con cura è il pensare. Pensare è il luogo del nostro tempo che tendiamo a frequentare di meno. Basterà ricordare Cartesio: "cogito ergo sum".

EDITORIALE – Viviamo in tempi rapidi, quasi da riflesso pavloviano. Lo dimostrano i tanti problemi di attenzione che stanno emergendo presso le nuove generazioni. I pensieri, le decisioni sono spesso eterodeterminati. Sicuramente viviamo vite pesantemente condizionate. Basta pensare che nei luoghi più avanzati della produzione e del comando si studiano discipline tipo “costruzione dei processi decisionali”. 

Il bene più prezioso che ognuno di noi dovrebbe custodire e coltivare con cura è il pensare. Pensare è il luogo del nostro tempo che tendiamo a frequentare di meno. Basterà ricordare Cartesio: “cogito ergo sum”. Oggi, cari lettori, trovate una Fune che dedica una grande attenzione alla Giornata della Memoria. Abbiamo realizzato delle grafiche con una frase di Hannah Arendt che riteniamo importante a stimolare il pensiero: “Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso”.

Abbiamo voluto riproporre alcune storie legate al territorio e che hanno a che fare con la Shoah, così come alcuni scritti che amici de La Fune hanno condiviso con noi, sul tema della Giornata della Memoria, negli anni passati. 

Vi auguriamo buona lettura e vi chiediamo di condividere sui vostri profili social quello che pensate possa essere utile a fare crescere la riflessione tra le vostre conoscenze. Sulla vicenda della Shoah c’è l’assurdo fronte (fortunatamente composto da poche persone) dei negazionisti. Personalmente una sera ho avuto la triste esperienza di trovarmi seduto a cena con uno di loro, ricordo che provai un terribile imbarazzo e decisi di alzarmi e andarmene da quella tavola. Si può e si deve scegliere sempre.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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