

SPECIALE SANTA ROSA – Abbiamo riassunto in tappe come ogni Facchino del Sodalizio di Santa Rosa vive la giornata del tre settembre.
La “vestizione”, il raduno e il “giro delle sette chiese”
In principio è il raduno. È la “porta d’ingresso” mentale al Trasporto. I facchini arrivano, nel primissimo pomeriggio, tutti con la divisa in perfetto ordine, i più tradizionalisti e residenti nel centro o nelle vicinanze uscendo di casa a piedi. Prima di questo momento d’incontro, nel privato delle case, si è consumato un altro importante rito: “la vestizione”.
In genere è la madre a vestire il facchino-figlio o se sposato la moglie. Si tratta di un momento intimo, di grande raccoglimento e festa. Una commozione che nelle case dei cavalieri di Rosa si ripete ogni anno, dando il via al giorno più importante.
Al raduno i facchini ricevono il saluto delle autorità civili e religiose. È il momento delle parole, dei discorsi, della prima carica. Poi la formazione si schiera e si avvia per le vie della città dove si svolge il “giro delle sette chiese”. Il giro si conclude al santuario di Santa Rosa dove i facchini sfilano lentamente davanti alla grata che protegge l’urna con il corpo della santa, soffermandosi in preghiera.
Il ritiro
Altro momento forte e centrale nella preparazione è il ritiro. Terminato il giro delle sette chiese i facchini si spostano nel boschetto del convento dei Cappuccini a San Crispino per riposare e intrattenersi con le proprie famiglie. Quando si avvicina l’ora del Trasporto i facchini si raccolgono in silenzio attorno al capofacchino, che li saluta e li incita a dare il meglio di sé con entusiasmo, per la santa e per la città.
Concluso questo momento importante di raccoglimento la formazione si avvia verso la chiesa di Santa Rosa. Quando i facchini passano davanti al sagrato ripetono la bella tradizione del saluto ai propri familiari, lì raccolti, alzando ciuffi e spallette. Quindi, percorrendo il percorso al contrario, sfilano abbracciati verso la Macchina. Lungo il percorso ricevono gli applausi e l’incoraggiamento della folla presente in attesa del passaggio della Macchina.
Verso la “mossa”
Arrivati a piazza del Comune c’è l’incontro con il sindaco e le autorità presenti, che entrano nel corteo precedendoli nell’arrivo a San Sisto. Appena le prime file dei facchini arrivano a piazza Fontana Grande la Macchina, fino a quel momento oscurata dal buio, viene improvvisamente illuminata, come ad accoglierli. Giunta a San Sisto la formazione entra nella chiesa dove i facchini si raccolgono in preghiera. Un fiume di fazzoletti bianchi che riempie le navate, forse una delle immagini più dense e suggestive del-
l’intera festa. Il vescovo impartisce la benedizione “in articulo mortis”. La benedizione viene quindi ripetuta anche all’esterno, con tutti gli uomini in ginocchio ai piedi della Macchina. Quindi il costruttore consegna ufficialmente la Macchina nelle mani del primo cittadino, che affida il Trasporto al capofacchino.
Il “sollevate e fermi”
Ora è tutto pronto. Al centro è il capofacchino con la sua voce. È tutto un incontrarsi di occhi, un attivarsi di movimenti precisi. Il capofacchino compone la formazione sotto la Macchina. Parte dalle stanghette posteriori e va avanti. Tutte le luci vengono spente, silenzio. Poi una voce squarcia il buio, squarcia il silenzio: “Siamo tutti d’un sentimento?”. Il “sì” esplode da sotto la base della Macchina.
Arriva una sequenza di comandi; “Sotto col ciuffo e fermi!”. “Fermi!”. “Facchini di Santa Rosa, sollevate e fermi!”. Questa è la “mossa”. L’impeto dei facchini è tale che la Macchina balza verso l’alto di colpo, come a prendere vita. Sembra ricadere verso il basso, assestarsi sulle schiene e le spalle. Tutto è pronto: “Per Santa Rosa, avanti!”.
Quindi tutte le tappe fino alla salita del Santuario, la posa della Macchina e gli abbracci.

















