

VITERBO – Il mondo civile è un mondo di regole, affermava Rousseau, temendo l’homo homini lupus hobbesiano. Il mondo civile è un mondo di libertà, affermava Stuart Mill, campione del pluralismo. Libertà, regole… un bel problema. Ma Bobbio riteneva che una democrazia si esprima attraverso regole concordate che non ledono la libertà, almeno finché questa non si trasforma in licenza.
Perché questa premessa? Perché parliamo dei social. Una forma di comunicazione alla quale noi – compreso il sottoscritto, beninteso – non possiamo rinunciare. E tuttavia, il mondo dei social mette a dura prova tutte quelle enunciazioni filosofiche sulle regole e sulla libertà. Perché il mondo social vorresti regolarlo, limitarlo, ma poi ti rendi conto che rischi di gettare, come si dice, il bambino della libertà assieme all’acqua sporca delle idee balorde.
I social sono un sorta di magazzino senza fondo dove puoi pescare quel che ti aggrada, senza porti tante domande se ciò che vi apprendi sia vero, verosimile o falso. È una giungla hobbesiana dove chiunque ti può azzannare: propinandoti sciocchezze e fake, oppure cercando di distruggerti ben celato dietro il tronco dell’anonimato. Ma è anche una riserva preziosa di informazione: vallo a dire a quel ragazzo che ha salvato un moribondo avendo imparato su Instagram a fare il massaggio cardiaco…
Sui social comunque (come nella vita quotidiana) c’è chi c’è e chi ci fa, come si dice. Cioè, c’è il cretino in servizio permanente effettivo che ne dice una appresso all’altra; e c’è il finto cretino che sa benissimo che più pesci mette nel retino, più follower conta e più quattrini può fare con un malcelato progetto pubblicitario.
Così, trovi quello che con un mantellino da guru sulle spalle ti proclama che la Terra è piatta perché da qui vediamo la Corsica (e magari ci crede pure); ma anche quello che ti saluta chiome al vento da una sorta di vetrata che racchiuderebbe sotto i suoi piedi una Terra piatta (e la cosa è talmente assurda che immagino ci stia solo prendendo in giro); e ancora, c’è il complottista che grazie a un’abile uso dell’intelligenza artificiale ti dimostra che nessun razzo umano ha mai abbandonato l’atmosfera terrestre, ma in compenso testimonia che nella famigerata Area 51 si aggirano strani giganti, capaci di orientare le nostre scelte come facevano già quattromila anni fa, usando le piramidi come semafori per i loro viaggi interstellari.
Ma il brutto viene quando si erge all’orizzonte un sedicente esponente della scienza. Ad esempio quello che, con il sussiego dell’esperto e un tono un tantino scandalizzato, ti spiega che tutte le acque minerali già imbottigliate hanno questo o quel pericoloso difetto, anche quelle consigliate per i neonati, e ti invita a bere acqua del rubinetto. Salvo subito dopo suggerirti di adottare un particolare strumento di sanificazione dell’acqua di casa che puoi acquistare tramite lui a prezzo imbattibile. E questa strategia, ovviamente, non vale solo per le acque: si ripete — cambiando l’influencer — per le diete, il make-up, la disinfestazione del giardino, ecc.
Così, al cospetto di costoro persino il politico imbonitore che compare sul tuo cellulare a volte con lo sguardo sconcertato, a volte con il piglio di una sacrosanta indignazione, a volte con il sorriso dell’autocelebrazione, sembra un volenteroso venditore di santini o un ispirato spargitore di verità a basso costo. Oltre tutto ce n’è uno che senza volerlo ogni giorno ti dimostra come la Terra sia rotonda, perché a forza di incamminarsi alla propria sinistra si è ritrovato, dopo un lungo e sapiente peregrinare, a destra. C’è un altro che, a forza di autoincensarsi, non si è più tenuto e non ha potuto fare a meno di calarsi nei panni di un antico eroe ammazzacattivi da Colosseo. E ce n’è un altro ancora che condanna al rogo tutti coloro che si discostano dal più rigido e autocratico politically correct (woke included), quasi rimpiangendo i boia di Torquemada.
Ma ce n’è per tutti i gusti. C’è anche il noto psico-socio-antropo-pedagogista che se coinvolge una platea di giovani li invita a sottrarsi alla guida tradizionalista dei genitori, e se invece coinvolge una platea di genitori li invita ad usare meno carota e più bastone con i figli. L’importante è che gli uni e gli altri acquistino i suoi manuali del ben educarsi e del ben educare.
Voi capite allora che i saggi, i competenti, i sapienti, nel caleidoscopio dei social, rischiano non solo e non tanto di confondersi nella melma o di scomparire, ma di perdere credibilità non appena il noto meccanismo del bias cognitivo fa inclinare l’osservatore verso la proposta più allettante, più curiosa, più originale, più provocatoria. Vera o no che appaia, perché sui social il potere non riesce a metterti il bavaglio.
In effetti, sui social vale la vecchia battuta di Humphrey Bogart nel film L’ultima minaccia del 1952: “È la stampa, bellezza, e tu non ci puoi fare niente; niente!” Nel bene (tanto) e nel male (tanto).
Insomma, per i social vale la solita logica del coltello, uno strumento di per sé incolpevole che passa tra le mani di chi vuole semplicemente tagliare il prosciutto ma anche tra quelle di chi invece vuole tagliare la gola al rivale.
Non è la foresta che è pericolosa, ma l’uomo-lupo che vi abita, direbbe Hobbes.

















