
VITERBO – Non si può essere civici per sempre, specie se si vuole immaginare un futuro politico. Questo chi conosce le logiche, le dinamiche e i destini della politica lo sa bene e siamo convinti sia argomento di riflessione anche dalle parti del sindaco del capoluogo Chiara Frontini.
I partiti, in realtà, non sono quei mostri che certo populismo negli ultimi decenni ha cercato di dipingere. Così come il civismo non è la panacea a tutti i mali spesso a sproposito millantata. Che cosa c’è nel futuro politico di Chiara Frontini? Questa la domanda, a livello territoriale, sicuramente più significativa da porsi. In base a quelle che saranno le scelte dell’attuale sindaco, ai movimenti conseguenti che si andranno a delineare all’interno della sua maggioranza, dipenderà molto anche del destino di Viterbo nei prossimi anni.
In questi giorni registriamo due fatti. Il primo è il messaggio di encomio a Berlusconi che la macchina della comunicazione della sindaca ha inviato ai giornali locali. Il secondo è la sua presenza a Milano, al fianco di Vittorio Sgarbi, al funerale del fondatore di Forza Italia. Così mentre alcuni si concentrano sulla non notizia del colore del vestito indossato (rosa pallido) noi ci permettiamo di rimanere concentrati più su quella presenza.
La morte di Berlusconi è destinata ad aprire, siamo convinti molto più velocemente di quanto si possa genericamente pensare, un grande movimento nello scenario politico italiano. L’uscita di scena di un uomo come Berlusconi ha inevitabilmente effetti da produrre. Soprattutto per il fatto che non si è verificata in un momento di stasi ma all’interno di un più largo fermento che vede Giorgia Meloni strizzare l’occhio al centro e il suo partitone (perché è chiaro anche agli orbi che oggi Fratelli d’Italia è nei numeri un partitone) in fibrillazione dentro ragionamenti più ampi.
Chiunque abbia un po’ di lungimiranza sarà d’accordo che i numeri della Meloni non stanno più dentro al vestito di Fratelli d’Italia. La soluzione a questa situazione nuova sembrerebbe essere una soltanto: la nascita di una specie di “partito repubblicano” italiano. Il modello a cui si guarda è quello degli Stati Uniti. In questa nuova dimensione di Giorgia Meloni, a ben guardare, c’è tanto del disegno berlusconiano della casa dei liberali. Progetto che al Cavaliere non riuscì nella dimensione in cui lo aveva sempre immaginato ma che potrebbe trovare davvero nell’attuale premier l’erede destinata a realizzarlo.
E dentro questo quadro nazionale anche “la civica” Frontini potrebbe avere la sua occasione d’oro. Essere sindaco di un capoluogo infatti non è una dote da poco quando si parla di politica e soprattutto alla vigilia di un rimescolamento importante di carte. Rimescolamento che andrà a disegnare nuove geografie, mutare certi rapporti di forza e tutto il resto del carrozzone di dinamiche che l’arte della politica porta con i suoi prodotti.
E c’è quel Vittorio Sgarbi che potrebbe davvero rappresentare il passante necessario a Frontini per fare il salto e mettere davvero a frutto i numeri raggiunti con l’esperienza civica all’interno di un percorso più strettamente politico. Una Forza Italia in evoluzione, all’interno del quadro di un partito repubblicano italiano, potrebbe essere il giusto cammino per il primo cittadino viterbese. Soprattutto perché alcuni protagonisti azzurri locali attuali potrebbero toppare la lettura del quadro e affrettarsi a passare in Lega e Fratelli d’Italia.
I segnali di questi giorni, quello del messaggio di saluto a Berlusconi e la presenza fisica al funerale di Milano, forse raccontano di più di una semplice simpatia per il Cavaliere e una voglia di esserci a un evento dalla portata storica. Forse oltre al rosa confetto c’è di più e magari non è proprio quella la cosa a cui prestare grande attenzione.
Anche perché una simile mossa permetterebbe a Frontini (e quindi a Viterbo) di entrare in maniera importante in dialogo con la Regione Lazio di Rocca e solo Dio sa quanto avere una Regione “vicina” possa rappresentare una benedizione per il territorio. I viterbesi in fondo, almeno quelli che vogliono davvero bene alla città, dovrebbero fortemente augurarselo. Alla fine di “civismo” non si mangia e con “il civismo”, magari utile a fare piazza pulita di certi blocchi, non si può costruire un progetto di ampio respiro. Per quello serve la politica pesante, quella delle relazioni, dei legami e anche delle appartenenze agli stessi schieramenti. Era in fondo il ragionamento vero e sensato su cui Alessandra Troncarelli aveva incentrato la propria campagna elettorale: la filiera istituzionale.
Non funzionò quel discorso non perché non valido, non perché Troncarelli non rappresentasse una figura apprezzabile come sindaco ma perché tutti avevano già capito che di lì a poco il centrosinistra avrebbe perso la Regione Lazio e la filiera non ci sarebbe stata. Così il consenso scelse, essendo diventato il centrodestra viterbese indigeribile, di optare per il “piazza pulita” della Frontini. Ora però, una volta che i cittadini si sono tolti la soddisfazione di mandare in pensione qualcuno, occorre governare. In questo sta l’esame che la Frontini deve affrontare. Il bivio è tra lo scegliere di essere un sindaco vero, capace di comprendere profondamente la realtà e fare le scelte (anche sofferte e difficili) giuste per il territorio e per il proprio futuro, o un sindaco per gioco. Un primo cittadino di quelli che ce l’ha fatta perché meno peggio degli altri ma poi rischia di finire impalato nell’inutilità e nell’inadeguatezza di stare in un mondo più grande di se stessi.
Riuscirà la Chiara Frontini di oggi e di domani nella complessa impresa di superare la Chiara Frontini di ieri? Da questo dipenderà molta parte del film che andremo a vedere nei prossimi anni. E se capirà questo e sceglierà bene allora i viterbesi le potranno anche perdonare un vestito rosa confetto.


















