













BAGNOREGIO – La Tuscia è una terra che parla sottovoce, custode di segreti antichi e di una tradizione pastorale che resiste al tempo. C’è un rito che si ripete ogni anno, immutabile e solenne: quello della tosatura delle pecore. Quest’anno, a Bagnoregio, questo momento ha assunto
i contorni di un evento straordinario, grazie all’arrivo di una squadra di giovani tosatori professionisti provenienti direttamente dalla Nuova Zelanda.
Ero stato invitato da Claudio e Aurelio Corrias a testimoniare questo evento. La loro famiglia porta avanti questa tradizione da generazioni con amore e sacrificio. Purtroppo, per impegni di lavoro, non sono potuto andare di persona. Ma le grandi storie trovano sempre il modo di essere raccontate. Così ho inviato sul campo Ludovico e sua moglie Mirella, due fotografi appassionati che conosco da moltissimi anni e di cui mi fido ciecamente.
Guardando i loro scatti, ho capito che la distanza fisica non aveva importanza. La polvere che si solleva nell’aria è la stessa, l’atmosfera vibrante che si legge nelle immagini è identica a quella che ricordavo. Ma soprattutto, ciò che emerge con forza è la cordialità. Quella non si può inventare: o ce l’hai o non ce l’hai, e i Corrias ce l’hanno scritta nel cuore. Il ritmo della mattinata è stato serrato. Oltre seicento pecore sono state tosate con una maestria impressionante prima di concedersi una pausa per la colazione. Ma il lavoro non era finito: l’intero gruppo si è poi spostato in un altro luogo per occuparsi dei piccoli agnellini.
È stato a quel punto, durante il pranzo condiviso, che la magia dell’incontro tra culture ha preso vita. I giovani neozelandesi si sono esibiti nella tradizionale Haka. Spesso la si riduce a una “danza di guerra”, ma l’Haka è molto di più: è una profonda espressione culturale che unisce corpo, mente e spirito. Il termine stesso significa letteralmente “accendere il respiro”, e vederla eseguire nel cuore della campagna laziale ha regalato ai presenti un brivido indimenticabile.
Questa giornata ha dimostrato come la tradizione agricola possa dialogare perfettamente con i tempi moderni. I Corrias, pastori sardi da tre generazioni trapiantati a Bagnoregio, sono riusciti ancora una volta in un’impresa straordinaria: unire due mondi geograficamente agli antipodi. Lo hanno fatto senza bisogno di grandi cerimonie, ma usando il linguaggio più semplice e potente che esista: quello dell’amicizia, del rispetto e della convivialità.
© Maurizio Di Giovancarlo
Foto/Ludovico e Mirella Ciprini/Tuscia Fotografia


































