
“Noi oggi ereditiamo un paese distrutto dalla gran parte della generazione precedente, da una classe politica scellerata, da una nazione che ha dato il voto – quando lo ha dato – nella più totale disinformazione, che ha accaparrato tutto quello che c’era da prendere con pensioni d’oro (non solo per i politici) in cambio del tacito consenso di intere classi lavoratrici, che ha sempre preferito la polemica sterile e il qualunquismo invece di sforzarsi ad informarsi e capire, che ha sempre pensato alle stupidaggini invece di mobilitarsi seriamente”.
Così ci ha scritto oggi Michele Schirripa, un giovane viterbese. Una lunga lettera per spiegare il senso di un’iniziativa: ‘Le Alcoliadi’; che ha fatto scatenare tanti viterbesi (soprattutto di una certa età) sui social network. E questi “scatenati” sono stati mossi dall’indignazione per un’iniziativa da “beoni”, che potrebbe apparire così da una lettura superficiale. A ben guardare invece e sforzandosi di capire si trova qualcosa di diverso.
Ma dentro questa lettera in difesa delle ‘Alcoliadi’, scritta dal pugno di uno degli organizzatori, c’è tanto di interessante. Ci sono dei passaggi che fissano il punto di vista di un’intera generazione: i trentenni. Fuori da ogni decisione della città, fuori dal mondo del lavoro (così come lo avevano inteso i padri), fuori da tutto quello che è il sistema del potere di ogni ordine e grado. Eppure questi trentenni non sono poi così male. Possono rappresentare il punto di svolta per un territorio morto come il Viterbese, ma anche dell’intera Italia. Una generazione tenuta sotto al tappeto, a cui non viene fatta toccare palla e che si sta inventando strade proprie per emergere e arrivare dove forse i padri hanno paura riescano ad arrivare.
“Allora ci chiediamo quali valori dobbiamo imparare? – si chiede Schirripa – Che non si deve bere? Che l’emendamento XVIII degli anni ’20 Americani ( Proibizionismo n.b.) è la soluzione? Ecco, noi pensiamo che è proprio risolvere i problemi così che non serva perché storicamente non ha funzionato, pensiamo che mostrare con simpatia quanto un guidatore sobrio possa cambiare la sorte di chi ha alzato un po’ il gomito sia fondamentale, pensiamo che aggregare per una sera bar e discoteche, di norma avversari, in un clima festoso, disteso e informativo sia una grande prova di maturità! E vogliamo sottolineare che le consumazioni sono offerte dai bar, quindi chi vende alcol non sviluppa un guadagno come millantato. Probabilmente ci si è informati molto poco ma ci si sente in grado di poter sentenziare come un magistrato”.
Ci piace sottolineare questa piccola storia di vita quotidiana, perché densa di contenuti. Ci piace questa lettera perché è un messaggio generazionale, che dice cose pesanti ma vere.


















