
EDITORIALE – Nel Viterbese sembra essere arrivato il Grinch. Tutta gente di buona volontà e a cui va dato atto di impegnarsi e di volere fare, peccato che il substrato dell’acquario dove ora si trovano a costruire quello che hanno in mente sia marciscente. Così diventa complicato fare entrare i pesci.
Dal 2018 al 2019, in un pugno di mesi i villaggi di Natale sul territorio sono diventati due, con un’appendice di continuità con quello che all’ultimo sembra destinato a sorgere all’interno del castello di Santa Severa. Essendo l’uno a un tiro di schioppo dall’altro considereremo tre i Christmas Village che insistono sul territorio di Tuscia, forzando un po’ il confine sul litorale.
La crescita del numero di per sé non rappresenta un fattore negativo, anzi. Più bar in una via sul mercato in genere ha determinato l’individuazione di quella specifica area come centro della movida o dei momenti di svago in genere. Ma non si può fare finta di nulla e ignorare il substrato dove tutto questo poggia.
Nel capoluogo il Natale ha un’organizzazione che ha scambi solo in tribunale con chi organizzava qui fino al sei gennaio scorso e ora fa la stessa cosa a Sutri. A Sutri erano convinti di essere diventati i prediletti e invece spunta fuori che Caffeina ha il cuore anche su Santa Severa.
Tutte questioni che inquinano l’ambiente. Tutto calato sul tavolo a una manciata di giorni dall’inizio delle feste. Di queste ore l’appello del gruppo del Viterbo Christmas Village ai commercianti locali.
La richiesta di casette, almeno dalle attività delle città, è prossima allo zero. Un segnale importante ma che fa il paio con il quadro generale. In questo clima di divisione e incertezze sono tutti alla finestra per vedere dove la pagina dei village natalizi va a parare. Chi sta nel commercio è teso a fare un ragionamento semplice: “E se si andasse a sbattere?”.
Domanda sacrosanta quando si chiede a qualcuno di pagare affitti importanti per una casetta, di sobbarcarsi l’onere di stare aperto tanto e anche in giorni di festa e sul fronte delle garanzie è tutto sulla carta. C’è un ulteriore aspetto da non sottovalutare. Quando si creano liti forti si guastano, in generale, gli affari. Essendoci sul Natale viterbese una guerra senza esclusione di colpi tra i nuovi organizzatori e i vecchi (Fondazione Caffeina) magari anche chi vorrebbe partecipare prendendo una casetta potrebbe pensare: “Poi questa cosa potrebbe essere presa male dagli altri”.
Il fattore di maggiore incertezza, sul caso strettamente viterbese, l’ha però originato il Comune di Viterbo stesso. E’ arrivato troppo tardi sull’avviso penalizzando l’organizzazione e la comunicazione. E senza comunicazione, fatto che si fatica ancora a capire a queste latitudini, non si va da nessuna parte.
I buoni rapporti e la sinergia avrebbero potuto raccontare la Tuscia come la terra dei villaggi di Natale. Una strategia che avrebbe dato frutti, siamo pronti a sottoscriverlo. E invece si ha difficoltà a riempire anche le casette pensate per la vendita. E, anche se ora non ce ne si rende conto, sono in tanti quelli appostati e pronti a colpire (soprattutto sui social) per ogni minimo problema. L’onda dell’odio, della contrapposizione, delle ripicche personali è pronta a mandare sott’acqua anche il Natale viterbese e i suoi villaggi. Ci hanno provato quando c’era una situazione sola, figuriamoci cosa accadrà quest’anno.
A Babbo Natale non rimane che chiedere una cosa: il successo dei dialoganti e capaci a comporre le situazione e l’estromissione da ogni contesto dei litigiosi e inquinatori del clima giusto per fare le cose. Perché alla fine dei conti di queste situazioni sono in troppi a rimetterci.


















