
EDITORIALE – Post voto, la vittoria è di tutti. Il fenomeno politico-mediatico si ripete, come a ogni giro di urne. Tutti vincitori, tutti pronti a chiedere la testa dell’altro. Con tanto di stuolo di tifosi da stadio pronti a strombazzare nelle strade e nei bar le elucubrazioni dei propri leader di riferimento.
Tra referendum, regionali e comunali di appigli per costruire ogni tipo di lettura possibile sono a disposizione. Così gli appartenenti ai vari partiti esercitano la sottile arte della retorica sull’esempio dei sofisti dell’antica Grecia. La scuola di Gorgia era la più famosa e il motto di fondo in sostanza era che qualsiasi posizione potesse essere retoricamente sostenuta. E l’attività della scuola stessa consisteva in continui esercizi di prese di posizione da affermare. A disprezzo del reale, della complessità, del buon senso. Un io contro te ripetuto all’infinito, con un solo obiettivo: convincere per guadagnarci.
Che lo facciano i politici ci sta, fa parte del gioco. Specie se non abbiamo davanti statisti, ossia persone dalla statura elevata che possono permettersi di pensare a cose grandi ma persone qualunque che alla fine faticano a mantenersi a galla e quindi pensano solo a quello. Che la gente comune però beva tutti gli sciroppi proposti e si trasformi da soggetto pensante a ebete tifoso è un vero peccato.
Ognuno da ieri sera sa esattamente chi ha vinto le votazioni: la propria squadra politica. L’aspetto più osceno di una democrazia mancata dove saremo costretti ad ascoltare le tesi più strampalate e fuorvianti della realtà.


















