

VITERBO – Nell’anno di grazia 2026, a pochi mesi da una volata verso le comunali che si annuncia incandescenti, la campagna elettorale per Palazzo dei Priori la apre di fatto un libro. Una roba che, a sentire certi geni della lampada della modernità, sembrerebbe incredibile nell’era dei reel, degli algoritmi e dei post studiati al millisecondo.
Eppure, a muovere la città, le persone, i bar e la discussione pubblica ci sta pensando proprio lui: un volume di carta, inchiostro e riflessioni. Il vecchio, intramontabile libro.
La verità, a guardare bene la scena viterbese, è che non c’è nessuna stranezza. Semplicemente Filippo Rossi è uno vero, che il mestiere del comunicatore lo conosce seriamente. Non come certi guru improvvisati, saltati fuori dal nulla, che vanno in giro a raccontare la solita cantilena: che nel 2026, quasi 2027, la comunicazione nasce e finisce sui social, che i giornali non pesano più niente e che i libri sono buoni solo per tenere fermo un tavolo zoppo. Tutta roba che poggia su un’arroganza a nastro e che viene smentita sopra ogni cattedra universitaria dove la comunicazione, quella vera, si insegna davvero.
La campagna elettorale di Viterbo 2027, piaccia o meno ai teorici del click facile, sarà segnata da un libro. Un libro che vedi poggiato sui tavolini dei bar del centro, un libro che fa discutere, un libro inviato per posta nelle cassette di chi un ruolo nel sistema dell’informazione di questa provincia ce l’ha davvero.
A proposito: cogliamo volentieri l’occasione per ringraziare la casa editrice Rubbettino che ce lo ha fatto recapitare direttamente nella cassetta della posta, e lo stesso Rossi che ci ha inserito nella lista di chi quel libro doveva riceverlo. Perché la carta, alla fine, resta. E la politica, quella che scava nelle cose e non si ferma alla superficie di uno schermo, ha ancora bisogno di qualcuno che sappia scrivere prima di parlare.
Non stiamo dicendo, sia chiaro, che Filippo Rossi siederà domani sullo scranno più alto della Sala d’Ercole. Mancano ere geologiche, cambieranno gli scenari, si sposteranno i pesi e cambieranno mille cose. Stiamo dicendo, molto più semplicemente, che Rossi si è mosso. E si vede. Si è mosso partendo da un libro, radendo di fatto al suolo certe strane convinzioni e certi castelli di sabbia che da un po’ di tempo circolano in città.


















