La Bandiera Blu non arriva dove domina l’approssimazione
bocciati
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Non manca il mare. Non manca la bellezza. Manca una politica capace di governare, programmare e pretendere qualità invece di vivere di eventi, slogan e improvvisazione. Un turista può perdonare una giornata di pioggia. Non perdona la sciatteria. Non perdona il degrado. Non perdona i servizi assenti. Non perdona la sensazione di trovarsi in territori meravigliosi amministrati però senza ambizione.

EDITORIALE – La Tuscia resterà ancora senza Bandiera Blu. La notizia, ormai, rischia quasi di non fare più  rumore. Come se fosse normale. Come se fosse inevitabile. Come se un territorio che possiede mare, laghi, paesaggi straordinari e potenzialità enormi dovesse rassegnarsi a guardare gli altri vincere. Intanto il Monte Argentario entra nel palmares delle località premiate. Trevignano Romano continua a sventolare il riconoscimento sul lago di Bracciano. Altrove si investe, si programma, si migliora. Qui si continua spesso a galleggiare tra annunci, manifestazioni temporanee e gestione ordinaria insufficiente.

Perché la verità è semplice e brutale: la Bandiera Blu non arriva dove domina l’approssimazione. Non è un premio estetico. Non è una cartolina per turisti distratti. È un certificato internazionale che misura la qualità reale di un territorio. Acque pulite, depuratori funzionanti, raccolta differenziata seria, servizi efficienti, spiagge curate, piste ciclabili, accessibilità, educazione ambientale, arredo urbano decoroso, programmazione turistica, trasparenza amministrativa. In altre parole: governo del territorio.

È qui che emergono tutte le fragilità della Tuscia. Perché troppo spesso si confonde la promozione con lo sviluppo. Si pensa che basti organizzare qualche evento estivo, riempire una piazza per un fine settimana o moltiplicare le sagre per costruire economia. Ma il turismo vero nasce dalla continuità, dalla qualità percepita, dalla fiducia che un luogo trasmette durante tutto l’anno. Un turista può perdonare una giornata di pioggia. Non perdona la sciatteria. Non perdona il degrado. Non perdona i servizi assenti. Non perdona la sensazione di trovarsi in territori meravigliosi amministrati però senza ambizione. Allora il problema non è il mare della Tuscia. Non sono i laghi. Non è il paesaggio. Il problema è chi dovrebbe governarli e valorizzarli.

Perché ottenere una Bandiera Blu significa fare scelte anche impopolari. Significa controllare gli scarichi invece di chiudere un occhio. Significa investire in depurazione invece che in propaganda. Significa manutenzione quotidiana, lotta al degrado, regole rispettate, cemento tenuto lontano dalle coste. Significa capire che ambiente e sviluppo economico non sono nemici ma la stessa identica cosa. È qui che torna inevitabilmente il nome di Angelo Vassallo, come ricorda giustamente il Direttore Roberto Pomi.

Il “Sindaco Pescatore” non trasformò Pollica in un’eccellenza perché aveva soldi infiniti o miracoli a disposizione. La trasformò perché amministrava con ossessione, rigore e coraggio. Per lui la Bandiera Blu non era marketing. Era dignità. Controllava gli scarichi, difendeva il mare, combatteva l’abusivismo, pretendeva pulizia, educava la popolazione al rispetto del territorio. Diceva no al cemento facile mentre altrove si svendevano coste e paesaggi per qualche stagione di profitto immediato. Aveva capito una cosa che in troppi territori italiani ancora non si vuole capire: il degrado non è fatalità. È una scelta politica. Così come è una scelta politica tollerare sporcizia, incuria, manutenzione assente e servizi mediocri. È una scelta politica accettare che luoghi straordinari vivano al di sotto delle loro possibilità. È una scelta politica accontentarsi.

La Tuscia, invece, sembra spesso vittima di una cultura amministrativa corta, incapace di guardare oltre l’immediato. Si preferisce inaugurare piuttosto che pianificare. Fare eventi invece di costruire modelli permanenti di sviluppo. Riempire i social di fotografie invece di affrontare nodi strutturali, eppure basterebbe osservare ciò che accade altrove per capire che la qualità ambientale oggi è economia pura. Dove c’è cura arrivano turismo stabile, investimenti, nuove attività, occupazione. Dove domina il degrado restano fuga dei giovani, lavoro stagionale povero e territori che lentamente si svuotano.

La Bandiera Blu, allora, non è solo un vessillo che manca. È il simbolo di una grande occasione persa. Perché la Tuscia possiede tutto per diventare un modello di turismo sostenibile e di qualità. Ha il mare, i laghi, i borghi, la storia, il paesaggio, la cultura. Quello che continua drammaticamente a mancare è una classe dirigente capace di trattare questa bellezza non come una rendita da consumare, ma come un patrimonio da meritare ogni giorno.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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