

VATICANO – Italo Leali gioca in serie A. Ufficiale, guardare l’Osservatore Romano per credere. Sabato 9 maggio è stato un grande giorno per Italo e la sua famiglia. L’uomo coraggioso che ha costruito, da Ronciglione, un mondo per combattere la malattia che lo ha colpito ha segnato un gol di rovesciata. Di quelli alla Carlo Parola. La fotografia di Papa Leone che di fatto lo abbraccia, toccandogli la testa, è storica. Il fatto che sia finita sull’Osservatore Romano lo dimostra. Ed è proprio questo secondo “segno” a restituire una consapevolezza: Italo gioca in seria A e non lo fa da solo.
A Roma sabato in udienza dal Pontefice c’erano quattrocento membri dell’Associazione italiana sclerosi multipla. Tutti nella bella Sala Clementina. Tutti tranne Italo. A lui Leone ha dedicato venti minuti in udienza privata. In questa maniera è stato riconosciuto il simbolo di Italo, il valore di quello che ha fatto con ‘Tuscia in jazz for sla’. Il Papa ha risposto in questa maniera a un qualcosa di più grande, che ha aperto le porte del Vaticano al ronciglionese. Ha risposto a un appello di comunità. A un progetto di senso che a Viterbo trova il proprio centro nella Biblioteca. Da questa Biblioteca Viterbo sta parlando, ormai da anni, al mondo. E il mondo parla con Viterbo. Per questo ormai ogni incontro è popolato di centinaia di cittadini. Per questo il nome di Viterbo finisce sui giornali nazionali senza pagare un centesimo. Per questo un viterbese viene accolto in maniera straordinaria dal Papa. Italo gioca in serie A e di questo siamo tutti felici. Il campo dove vengono formati di questi campioni è a viale Trieste.
La vita è più grande della malattia. Nessuno mai dev’essere lasciato solo
L’articolo dell’Osservatore Romano
La vita è più grande della malattia e «le sfide stesse che questa comporta si possono affrontare insieme, trasformandole in occasioni speciali e privilegiate per dare e ricevere amore». Lo ha sottolineato Leone XIV stamani, sabato 9 maggio, nell’udienza a circa quattrocento membri dell’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla). Dal Pontefice anche l’invito alla prossimità ai sofferenti, perché «nessuno mai dev’essere lasciato solo». Ecco il discorso pronunciato dal Papa nella Sala Clementina.
Nel nome del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Vi saluto cordialmente e vi ringrazio per questo incontro, come per tutto quello che fate per la tutela, l’assistenza e la cura dei malati di sclerosi laterale amiotrofica.
Siete un’associazione che unisce persone che vivono la malattia, familiari e “curanti”, in un’alleanza terapeutica di forte vicinanza e prossimità che ben incarna lo stile stesso di Gesù nei confronti di chi soffre (cfr. Lc 4, 38-39).
Il primo apporto di questo “patto”, che voglio sottolineare, è quello di chi è affetto da S.L.A., e ogni giorno, con impegno, fede e coraggio, testimonia che la bontà e il valore della vita sono più grandi della malattia e che, anzi, le sfide stesse che questa comporta si possono affrontare insieme, trasformandole in occasioni speciali e privilegiate per dare e ricevere amore. Grazie per questo! Voi, come profeti, insegnate a tutti il valore vero della vita, e il nostro mondo ha tanto bisogno di questo messaggio!
L’Associazione sostiene poi la ricerca scientifica, la formazione, l’informazione e l’assistenza, svolgendo pure un importante ruolo di rappresentanza e di advocacy, e sensibilizzando i singoli, le comunità e le Istituzioni, anche a livello civile, là dove si rende necessario tutelare i diritti di chi ha bisogno di aiuto.
Un altro aspetto del vostro stile di lavoro è poi la prossimità, a partire dalla vicinanza territoriale, che vi vuole presenti presso le abitazioni dei sofferenti. Pure questo è importante, perché la cura della salute, oltre che organizzazione e competenza, richiede presenza, anche fisica, per il bene della persona nelle sue diverse dimensioni: biologica, psichica e spirituale. La Chiesa sente molto il valore di questo “stare vicino”: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate.
Nelle varie situazioni della vita, soprattutto in quelle difficili, nessuno mai dev’essere lasciato solo, e il volontariato, unendovi nella gratuità, realizza potentemente questo valore, mettendo in circolo solidarietà e rispetto, e rispondendo con gesti di cura alla cultura dello scarto e della morte (cfr. FRANCESCO, Esort. Ap. Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, 53).
Cari fratelli e sorelle, Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, che è passato per città e villaggi «guarendo ogni malattia e ogni infermità» (Mt 9, 35), ha voluto vivere a sua volta la passione, la sua Via crucis, come tempo di prova, di dolore fisico e di sofferenza spirituale. È stato solidale con noi fino in fondo, mostrandoci però, con la sua croce e risurrezione, che il dolore e la sofferenza non possono fermare l’amore e annullare la potenza di Dio (cfr. Fil 2, 5-11). Per questo tutti noi, figli della sua Pasqua, siamo il popolo della speranza, che non si arrende davanti alle difficoltà, ma unito e solidale, con l’aiuto di Dio, continua a camminare, senza arrendersi mai, senza arrendersi. E in questo io vi ringrazio di cuore per il vostro coraggio: non arrendetevi, camminate con questo coraggio e la speranza nel Signore!
Grazie per ciò che fate! Vi accompagno con la mia preghiera e, affidandovi a Maria e a tanti santi eroi della carità, vi benedico di cuore.

















