'Inseguendo un'ombra', il romanzo di Camilleri dove il protagonista finisce la sua vita nella Viterbo del 1493
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VITERBO - Flavio Mitridate, controverso umanista del Cinquecento, nella storia di Camilleri viene a vivere la fine dei suoi giorni da uomo libero a Viterbo. Esattamente nella Viterbo del 1493. 

VITERBO – Era al servizio della famiglia Farnese e sognava un incontro con Frate Annio. Questa è la storia di Samuel Ben Nissim Abul Farag, di Guglielmo Raimondo Moncada, di Flavio Mitridate. Non si tratta di tre persone ma di un solo individuo. 

Ed è il protagonista di ‘Inseguendo un’ombra’, romanzo di Andrea Camilleri scritto prima dei successi di Montalbano. 

Flavio Mitridate, controverso umanista del Cinquecento, nella storia di Camilleri viene a vivere la fine dei suoi giorni da uomo libero a Viterbo. Esattamente nella Viterbo del 1493. 

Tra vari avvisi di pericolosità e d’orrore, il protagonista del romanzo sprigiona intelligenza perversa, crudeltà e spietatezza. Un omaggio che un grande scrittore ha voluto rendere alla storia del capoluogo della Tuscia e un qualcosa che potrebbe essere messo a frutto, trovando la giusta chiave narrativa, anche in senso turistico. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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