Inchiesta rogo di Agraria, sotto la lente degli inquirenti il sistema antincendio
Unitus a fuoco
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Intanto in questi giorni hanno sfilato in questura - visto che il tribunale è rimasto chiuso per ragioni di sicurezza e tutela della salute vista la vicinanza con i luoghi dell'incendio - decine di testimoni di quanto accaduto.

VITERBO – La Procura sta portando avanti con grande impegno e intensità le indagini sull’incendio che ha distrutto il complesso B della Facoltà di Agraria e ha colpito al cuore la città. La lente d’ingrandimento sarebbe puntata su tutto il sistema dell’antincendio in senso largo: impianti a norma e disposizioni applicate o meno .

Se una cosa è chiara: il piano di evacuazione dell’edificio ha funzionato alla perfezione (infatti non ci sono state vittime né feriti); qualcosa da approfondire sul sistema e il rispetto delle norme anticendio c’è. Le fiamme si sono propagate a una velocità incredibile, fatto che merita di essere attenzionato.

Poi ci sarebbe stata la questione dell’acqua. I vigili del fuoco si sarebbero trovati in difficoltà proprio sull’acqua, tanto che è intervenuto l’esercito con le proprie autobotti. I manicotti dell’antincendio hanno funzionato nella maniera corretta? Le vasche dell’antincendio sono state utilizzate come si sarebbe dovuto fare? Sono queste le domande di buon senso che in molti si fanno e che interessano anche gli inquirenti. Le indagini sono state affidate al pubblico ministero Massimiliano Siddi, che si sta avvalendo della squadra mobile della polizia.

Intanto in questi giorni hanno sfilato in questura – visto che il tribunale è rimasto chiuso per ragioni di sicurezza e tutela della salute vista la vicinanza con i luoghi dell’incendio – decine di testimoni di quanto accaduto. Dagli operai al lavoro sul tetto passando per i professori presenti all’interno dello stabile al momento dell’accaduto.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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