
VITERBO – Due milioni e 700mila euro per fare in erba sintetica i campi da calcio del Pianoscarano (715mila euro) e del Barco-Murialdina (770mila euro) e fare della piscina comunale un centro d’eccellenza nazionale. Due milioni e 700mila euro presi in prestito a interessi zero grazie a mutui concessi al Comune di Viterbo dall’Istituto del Credito sportivo e culturale di Roma. “Un’azione virtuosa per ridare dignità allo sport viterbese”, così la definisce l’assessore allo Sport Emanuele Aronne. Lo abbiamo intervistato.
Perché avete deciso di fare in sintetico i campi di Pianoscarano e Barco Murialdina?
“Andavano fatti dieci anni fa almeno. Nel 2025 è scandaloso fare giocare delle squadre su campi di pozzolana. E’ una questione di dignità di chi pratica sport in questa città e di rispetto per le società che ci mettono l’anima. Quello che andremo a sostituire e finalmente a superare è un tipo di campo che forse ce l’abbiamo noi a Viterbo, poi li troviamo a Ouagadougou in Burkina Faso e, con tutto il rispetto, in qualche altra periferia del mondo.
Senza considerare i disagi degli abitanti dei due quartieri. Nei cassetti del Comune ho trovato montagne di lettere di cittadini che si lamentavano per la polvere. Mi domando perché chi c’era prima non le abbia mai lette. Ma l’aspetto più importante è quello sportivo. Le società che frequentano questi campi erano allo stremo delle forze perché perdono di competitività e non portano ragazzi a giocare, perché nel 2025 giocare sulla pozzolana è francamente imbarazzante”.
Nuovi investimenti anche sulla piscina, erano necessari?
“Sì. Abbiamo trovato la piscina in decadenza e la richiesta di un milione e mezzo di euro di fondi Pnrr senza che ci fosse un progetto preliminare approvato. Abbiamo fatto tutto perché era solo stato mandato un format. Quei soldi li abbiamo utilizzati per fare delle cose che si potevano fare in tempi rapidi, in quanto i tempi che ci impone il PNRR sono rapidi, e siccome non si lasciano le cose a metà abbiamo deciso di investire un altro milione e 250mila euro per chiudere definitivamente la partita piscina.
Due parole voglio spenderle però. Quando parliamo della piscina comunale ci tengo a dire che stiamo parlando di un altro immobile realizzato non si sa come in tempi biblici e poi abbandonato a se stesso. Tanto che tutta la parte impiantistica della piscina è dificitaria, le vetrate in policarbonato disperdono energia e l’immagine complessiva non era delle migliori per ospitare un centro tecnico federale. Noi abbiamo deciso, d’accordo con la FIN, di renderlo un centro d’eccellenza. Anche qui è un discorso di rilancio dello sport viterbese, in cui crediamo molto”.
C’è chi polemizza su questi due milioni e 700mila euro complessivi che avete preso dall’Istituto del Credito sportivo e culturale di Roma. Cosa ne pensa?
“Se vuoi i risultati, se vuoi che i ragazzi e gli sportivi vivano bene lo sport devi avere gli impianti. Tutto il resto sono chiacchiere, le polemiche sono chiacchiere di chi ha altri interessi.
Il Comune di Viterbo pagherà semplicemente le opere senza pagare interessi, si muove sui bandi che escono e riesce a ottenere sostegni per fare opere perché è credibile. Questo è l’aspetto su cui riflettere. Tutto quello che fa il Comune in ogni settore sono soldi dei cittadini. Non capisco questa polemica sullo sport viterbese. Il Comune non genera utile, spende i soldi dei cittadini. Poi ci sono amministrazioni che li spendo meglio e altre che li spendono peggio, oppure c’è anche chi non è mai stato capace a spenderli però se vai a vedere a questa tipologia non gli sono mai avanzati i soldi e questo significa ovviamente che poi in realtà in qualche modo li spendevano.
La differenza sta tutta qui, noi spendiamo soldi e mettiamo l’erba sintetica là dove finora c’è stata la pozzolana. Noi spendiamo soldi per dare ai viterbesi un impianto piscina eccellente. Dovremmo chiederci perché non si è fatto prima tutto questo e quanti soldi sono avanzati con i vecchi modi di amministrare. Io non ne ho trovati francamente e quindi ho dovuto prendere un mutuo, a tasso zero però”.


















