

VITERBO – La geografia dell’energia è tornata a farsi sentire, e questa volta parla la lingua della Tuscia. Il tracciato del “SouthH2 Corridor”, l’ambizioso progetto europeo destinato a collegare il Nord Africa con il cuore industriale del continente, non è più un’ipotesi astratta, ma un disegno tracciato sulla carta che attraversa come una spina dorsale una vasta porzione della nostra provincia. L’impatto, in termini infrastrutturali e strategici, non si limita al singolo snodo di Gallese, ma si estende a macchia d’olio su un mosaico di comuni viterbesi che si ritrovano, quasi improvvisamente, al centro di un asse energetico di portata continentale. Da Bagnoregio a Civita Castellana, passando per Celleno, Lubriano, Orte, Soriano nel Cimino, Vasanello, Viterbo e Vitorchiano: è questo l’elenco dei territori che dovranno fare i conti con la nuova rotta dell’idrogeno.
Non parliamo di sogni futuristici, ma di una realtà fatta di acciaio, tubi e di una strategia europea che punta tutto sulla decarbonizzazione. In questo scacchiere, la provincia di Viterbo cambia pelle: da terra di borghi sospesi e tradizioni agricole, diventa un ingranaggio fondamentale del sistema energetico che dovrà alimentare la transizione verso l’era post-fossile.
Il cuore pulsante di questa trasformazione ha il nome di Gallese. È qui, infatti, che prenderà forma una delle nuove stazioni di compressione da 25 MW, il vero “muscolo” tecnologico necessario a spingere il flusso verso la pianura padana e, di lì, oltre le Alpi, verso l’Austria e la Germania. Un’opera imponente, definita “hydrogen-ready”, capace di viaggiare su un doppio binario: quello del gas naturale oggi, e quello delle miscele arricchite di idrogeno domani. Il traguardo è fissato al 2030, anno in cui il corridoio dovrebbe essere pienamente operativo.
La strategia messa in campo da Snam punta molto sul repurposing: un riadattamento intelligente delle condotte già esistenti nel sottosuolo, volto a limitare il consumo di nuovo suolo in una terra nota per la sua fragilità paesaggistica. Eppure, la domanda resta aperta: come si concilierà la necessità di questa grande dorsale energetica con le vocazioni storiche e turistiche di centri come Bagnoregio o Vitorchiano?
La Tuscia, di fatto, ha accettato la sfida di giocare in prima linea. Se l’Europa cerca la sua indipendenza energetica, la nostra provincia ne diventa, nel bene e nel male, il crocevia obbligato. Una responsabilità pesante, che impone una riflessione attenta su come, e a che prezzo, il territorio sceglie di accompagnare il passo verso il futuro.

















