Il viterbese Angelo Russo lascia senza parole migliaia di persone sul lago di Bracciano: ecco la 'Cattedrale di Luce' di Trevignano
Angelo Russo
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Chapeau, caro Angelo. E chapeau a chi ha ancora il coraggio di sognare in grande sulle rive dei nostri laghi.

TREVIGNANO – Ascoltate questa storia. Viviamo in un’epoca bizzarra, un tempo in cui abbiamo ridotto i grandi riti della spiritualità a mere scuse per un pic-nic fuori porta, a vacue ricorrenze laiche segnate in rosso sul calendario solo per giustificare una grigliata o un esodo autostradale. Abbiamo smarrito il senso del sacro, relegandolo nei ripostigli della memoria.

Eppure, a volte, la provincia – quella nostra magnifica e bistrattata provincia – ci sa riservare dei colpi di scena degni di un trattato rinascimentale. Prendete Trevignano, adagiata sulle sponde specchianti del Lago di Bracciano. Lì, nel pieno di un Ferragosto che solitamente profuma di noia, è accaduto l’impensabile. La tradizione religiosa, lungi dall’essere un reperto da museo polveroso, si è fatta carne, o meglio, fotoni e stupore.

Protagonista di questa piccola epifania visiva è un figlio della nostra Tuscia, un artista di talento cristallino: Angelo Russo. Con la grazia e l’audacia dei grandi creativi, Russo ha concepito e realizzato quella che potremmo definire una follia poetica, la “Cattedrale di luce”. Un’installazione scenografica galleggiante dedicata all’Assunzione della Beata Vergine che, calata nelle acque scure del lago davanti a migliaia di sguardi sgranati, ha saputo coniugare il rigore della visione artistica con la vertigine del sacro.

Immaginate la scena, con gli occhi della mente e un pizzico di ironia barocca: una solenne processione partita dalla chiesa di Santa Caterina, la sacralità che si sposta sulla terraferma per poi farsi liquido battesimo. Poi, il capolavoro. La scenografia di Russo che prende il largo, scortata da oltre quaranta imbarcazioni di privati cittadini trasformate in lucciole lacustri, in un corteo che avrebbe fatto invidia ai dogi di Venezia. E infine, il tripudio pirotecnico a chiudere il cerchio della meraviglia.

Ma – badate bene – la bellezza non nasce mai per generazione spontanea. Dietro a questa visione sognante c’è quella straordinaria macchina amministrativa e umana che spesso salva l’Italia dai suoi stessi difetti. C’è il vicesindaco Luca Galloni, che ha coltivato questo sogno per mesi con la tenacia di un mecenate illuminato; c’è l’assessore Elio Gazzella, colonna di saggia concretezza; e c’è il supporto fondamentale di enti come la Regione Lazio, la Città Metropolitana e la BCC della Provincia Romana, che hanno creduto nella forza propulsiva dell’arte. Senza dimenticare il lavoro invisibile ma vitale del Consorzio del Lago di Bracciano per la sicurezza del ponte galleggiante, o l’energia contagiosa dei ragazzi dell’associazione “FesteggiAmo Trevignano”, veri e propri architetti sociali di questa festa.

In un’estate satura di eventi omologati, Trevignano ci ha ricordato una lezione fondamentale: la nostra identità non è una reliquia da custodire sotto una teca di vetro, ma una materia viva, capace di farsi stupore, architettura effimera e luce pura.

Chapeau, caro Angelo. E chapeau a chi ha ancora il coraggio di sognare in grande sulle rive dei nostri laghi.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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