Il Vincenzo Rossi del Pilastro è diventato "campo" per i vandali, serve una rivoluzione nelle politiche dello sport cittadine
Piazza del Comune
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VITERBO - Se oggi, nel 2023, siamo arrivati a vedere lo scempio del Rossi significa che qualcosa nelle politiche dello sport di questa città non ha funzionato. 

VITERBO – Ci giocavano 700 ragazzi ma da mesi è chiuso e vandalizzato. Questa la triste storia del campo del Pilastro Vincenzo Rossi. Le immagini di porte sfondate, coppe buttate tra i rifiuti, abbigliamento sportivo sparso ovunque sono un insulto alla città e a chi soffre per problemi economici e a chi, ogni giorno, si trova davanti servizi poco efficienti in ogni ambito: dalla sanità ai trasporti. 

Quel campo, di proprietà pubblica e sistemato recentemente con mezzo milione di soldi pubblici, è nell’abbandono e nel degrado. Quando lo sport cittadino fatica tantissimo a trovare una dimensione di qualità. Se oggi, nel 2023, siamo arrivati a vedere lo scempio del Rossi significa che qualcosa nelle politiche dello sport di questa città non ha funzionato. 

Palazzo dei Priori ha il dovere di riscrivere una situazione brutta. C’è bisogno di un anno zero che superi quello che abbiamo davanti agli occhi: un fallimento delle politiche dello sport. Troppi avventurieri, troppe cose tirate avanti “alla buona”, tante eccellenze spesso penalizzate per inseguire altre logiche, poca capacità di costruire vivai nella varie discipline e sicuramente anche pochi soldi spesi. 

La notizia non è nel degrado del Vincenzo Rossi. La notizia è che quel degrado assurdo e vergognoso certifica un fatto: il Comune di Viterbo non ha costruito nei decenni politiche dello sport serie, capaci di valorizzare i giovani, adatte a tutelare e valutare il proprio patrimonio di impianti. 

L’amministrazione Frontini ha il dovere non solo di mettere in sicurezza il Rossi (perché l’accesso a quella struttura è così semplice per i vandali? Perché non esiste una videosorveglianza? Chi non l’ha prevista?) ma anche di aprire un lavoro denso e significativo sull’intero patrimonio comunale e nello specifico su quello legato allo sport. 

Assurdo quanto accaduto con il Rocchi, assurde tutte le infinite vicende della prima squadra cittadina. Serve un nuovo ciclo, molto diverso dal passato. 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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