Il verde smeraldo che divora la Tuscia: l'invasione silenziosa dei parrocchetti
parrocchetti
Stati Generali 02 800x120

VITERBO – Hanno i colori sgargianti di un tropico lontano, un piumaggio che sembra uscito dalla tavolozza di un pittore impressionista e un verso, quel grido acuto e incessante, che ormai è diventato la colonna sonora di molte nostre mattinate. A guardarli volare agili tra i platani dei parchi viterbesi o nelle campagne della nostra provincia, viene quasi da sorridere. Un tocco di esotico che colora il grigio delle città. Eppure, dietro quella bellezza brillante dei parrocchetti dal collare e dei monaci, si nasconde una verità molto meno poetica e decisamente più inquietante.

Quella che stiamo osservando non è una semplice curiosità ornitologica, ma una vera e propria invasione biologica. Un esercito di piume smeraldo che sta silenziosamente, ma inesorabilmente, prendendo possesso della Tuscia.

Non appartengono a questi cieli, non sono figli della nostra terra, eppure hanno deciso che qui si sta bene. E, purtroppo, lo stanno facendo a nostre spese. Chi vive a stretto contatto con l’agricoltura lo sa bene: il conto presentato da questi “nuovi arrivati” è salato. Interi raccolti di frutta, distese di mandorli e campi di girasoli vengono letteralmente presi d’assalto e devastati in un battito di ciglia. Un danno economico che si somma a quello, forse ancor più grave, che riguarda il delicato equilibrio della nostra biodiversità.

I nostri uccelli autoctoni – le upupe, i picchi, i passeri che da sempre popolano i nostri boschi e le nostre campagne – si ritrovano a fare i conti con un invasore che non ha predatori naturali in grado di arginarne la corsa. Sottraggono cibo, occupano con arroganza i siti di nidificazione, scacciando i vecchi inquilini dalle loro case. È un effetto domino che sta svuotando il nostro ecosistema.

E poi c’è la questione dei parchi urbani, dove i parrocchetti monaci si divertono a costruire quei mastodontici nidi “condominiali” fatti di rami intrecciati. Strutture che pesano decine di chili, veri e propri monoliti vegetali che mettono a dura prova la tenuta dei nostri alberi, già spesso sofferenti, trasformando rami secolari in potenziali trappole pronte a cedere sotto il peso di un’architettura aliena.

La domanda, a questo punto, non è più se il problema esista, ma cosa intendiamo fare per risolverlo. Perché qui non servono il fai-da-te o le soluzioni da bar. È necessario, e lo è con urgenza, che le istituzioni locali e regionali smettano di guardare dall’altra parte. Serve un piano di gestione scientifico, serio, rigoroso. Monitoraggio, catture selettive, contenimento demografico: la strada tracciata dalle direttive europee sulle specie aliene invasive esiste, basta avere il coraggio di percorrerla.

Dobbiamo proteggere il nostro territorio, la nostra agricoltura e la nostra identità naturale prima che l’invasione sia totale e irreversibile. Perché, quando il colore esotico diventa un’emergenza, continuare a far finta di niente è il modo più rapido per perdere, per sempre, il nostro patrimonio.

aiac_banner_02
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
aiac_banner_01
TdP_Inalazioni
monastero interno
Masicar300x300-optimize
domenicale post
lafune_300 x 600
Fune 300x300
Onda
Jeep_Compass_apex_300x300_200
POST FB 02
Foto Fisioterapy Center
asvis 2