

EDITORIALE – Tutti parlano di lei. E di chi volete che si parli, se non di Chiara Frontini? La sindaca, alla fine, ha fatto il suo. Si è seduta a un tavolo di piazza della Rocca, proprio lì, vicino ad Alessandro Romoli, il portavessillo di Forza Italia in Tuscia. Poi è arrivato Maurizio Gasparri, poi Francesco Battistoni. Insomma, si è celebrata la grande festa del realismo politico. Morale della favola – neanche fossimo in uno scritto di Esopo – la Frontini si è risvegliata candidata sindaca non più solo del suo mondo civico, ma anche di un partito, Forza Italia. Certo, non c’è più il Cavaliere che ti alza la mano per portarti in paradiso (privilegio che, a Viterbo, è rimasto impresso solo nella memoria del trionfante PalaMalè d’altri tempi), ma bisogna ammettere che, rispetto a prima, la posizione della sindaca è, forse, decisamente più solida.
Ma attenzione ai sussulti. Certo, i “fratelli” di Giorgia sono neri di rabbia. E i leghisti di Micci? Anche loro, che sulla “decima” da mettere sul nome Frontini hanno fatto capire chiaramente di non voler proprio sentir ragioni, sono lì che fremono. Sta di fatto che la politica viterbese, in questo momento, somiglia in modo inquietante a uno di quei formicai su cui un ragazzino dispettoso decide di divertirsi buttando acqua. Risultato? Scompiglio. Le formiche iniziano a girare a caso, a compiere gesti convulsi, spesso privi di qualsiasi logica apparente.
Una notizia, però, ve la diamo noi: la partita non finirà, nella maniera più assoluta, nel modo in cui oggi ognuno di noi è portato a pensare. Da qui a un anno interverranno mille variabili, oggi del tutto incalcolabili. Anche perché, a livello nazionale, la faccenda è quanto mai complicata. Chi non pianta i broccoli – lavoro nobilissimo, per carità – ma sceglie di fare politica, dovrebbe avere una percezione quantomeno vaga della fluidità del quadro.
Eppure, dalle notizie in nostro possesso, nella sede del PD di via Cardarelli avrebbero già attivato il ciclostile. Si preparano, forse, a stampare i santini di Danilo Corazza, il neo sindaco dem di Civita Castellana. Lì, la spaccatura delle destre ha fatto la differenza. Erano in tre: Parroccini, Giampieri e Corazza. Quest’ultimo non ha dovuto fare altro che sedersi sulla sponda del fiume e lasciare che gli altri due si scannassero tra loro.
Ecco, il “modello Corazza” è la variabile che rischia di valere anche per la Viterbo del 2027. Non serve scomodare Lao Tzu, l’Arte della Guerra, Napoleone o Eisenhower. Anche in questo caso, faranno tutto da soli. E in una notte di giugno del 2027, probabilmente, ci ritroveremo tutti a riderne, davanti ai resti di questo formicaio scosso dall’acqua.



















