
Clima santa Rosa pieno. La città sta attraversando questa festa con la stessa frenesia e coinvolgimento, per moltissimi, di sempre. E’ quello che succede anche altrove: dai Ceri di Gubbio alla Varia di Palmi, passando per i Gigli di Nola o anche feste di carattere non religioso come il palio di Siena.
Nel tre settembre, può piacere o non piacere, rivive lo spirito di Viterbo. Per alcuni straordinario, per altri magari provinciale. Ma non c’è viterbese al mondo, dovunque si trovi, che quella sera del tre non abbia piena consapevolezza che a San Sisto ci sarà “la mossa” e sfido a trovarne uno, di quelli lontani, che in questo giorno non senta ancora di più la nostalgia di casa.
Il trasporto è comunque una roba che merita rispetto, anche semplicemente per il tempo che racchiude. E’ una grande montagna fatta del tempo di tutte quelle persone che hanno giocato un ruolo. Ed è su questo che vogliamo offrire una riflessione, per ringraziamento e perché ci sembra una prospettiva interessante e sicuramente poco battuta. Pensate ai facchini, uno per uno. Quante cene, quanti incontri, telefonate tra di loro durante l’anno. Pensate al tempo sottratto alle mogli, ai figli, agli amici per coltivare quella seconda famiglia che è il Sodalizio. Pensate a Raffaele Ascenzi e a tutto il tempo che deve avere impegnato e investito per tirare fuori Gloria. Quanti tratti tracciati e cancellati, quanti fogli strappati e buttati nel cestino. E lo stesso vale per Luigi Vetrani, che ha trasformato in digitale il lavoro dell’ideatore. Quante ore sulla tastiera, a muovere il mondo che c’è dentro al computer. E ai Fiorillo. Un’intera famiglia che ha vissuto nel cantiere sulla Tuscanese per tirare fuori da una pennetta usb quel gigante che possiamo vedere a San Sisto. E ai costruttori di carri di Viareggio che sono venuti a dare una mano e a Papillon che ha montato tutta l’illuminazione di Gloria e a Bruno Pagnanelli che, anche in un momento duro e profondo della sua vita, ha trovato il tempo per non perdere una foto.
Il tempo di Massimo Mecarini, di Sandro Rossi, di Alessio Malè e di tutti gli altri che non citiamo perché non abbiamo abbastanza tempo. Tutta questa energia, tutta questa vita pronta a esplodere in un attimo. A scattare sotto il primo “sollevate e fermi” del capofacchino. E forse non è un caso che questa riflessione arriva quest’anno, con Gloria che è a tutti gli effetti una macchina del tempo. Che racchiude gli stili del passato, che riporta alla memoria i facchini di quando Raffaele Ascenzi ebbe il suo battesismo del trasporto. Il tempo, la vita e il “sollevate e fermi”; per questo credo che i viterbesi amano così tanto questa festa.


















