Il silenzio e le parole sbagliate sulla vicenda dei turchi a Viterbo. L'errore del silenzio sulle infiltrazioni mafiose
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Le infiltrazioni ci sono nel Viterbese, lo dice la DDA, punto. Sono certamente preoccupanti. Questo danneggia Viterbo e la Tuscia, non certo le parole di Saviano. Chi fa politica sul territorio dovrebbe preoccuparsi di queste infiltrazioni e magari chiedere al sindaco di turno di organizzare una bella fiaccolata e manifestazioni contro la mafia, di investire risorse contro la mafia, di usare il pugno di ferro contro le piazze di spaccio (gestite dalla malavita) in pieno giorno nella città di Viterbo. 

EDITORIALE – In diversi casi il silenzio può essere d’oro, in altri di piombo. Non sempre risulta chiaro il confine. Intanto la piccola Viterbo si trova a fare i conti con “quel pasticciaccio brutto de via Santa Rosa”. Mah sì, scomodiamo anche Carlo Emilio Gadda.

Il pomeriggio del tre settembre due turchi sono stati arrestati sulla salita di Santa Rosa a poche ore dalla partenza del tradizionale Trasporto. Con loro gli agenti hanno portato via una mitragliatrice e una pistola. Poi, pare, anche diverse sim telefoniche e altro materiale non meglio definito. La vicenda è complessa ovviamente. Le operazioni di investigazioni, al di là dei due arresti, ancora in corso. La questione sarebbe stata seguita con grande attenzione direttamente da Roma e non è affatto chiaro l’inquadramento della vicenda: roba di mafia? Guerra tra Dalton e Casper della mafia turca? Attentato terroristico riconducibile all’Isis K?

Non c’è nessuna comunicazione ufficiale, quindi tutte le ipotesi stanno sul tavolo. A “scatenarsi”, giustamente perché è il loro mestiere, sono i giornalisti. Locali, nazionali. Tra loro anche Roberto Saviano. Le inesattezze da parte di tutti “fioccano” perché non è facile trattare un argomento che è roba da “servizi segreti”.

E la politica? Quella nazionale segue attentamente, lasciando che chi deve faccia le dovute indagini. Quella locale tace e fa bene. Poi c’è chi pensa di politicizzare anche questo fatto enorme per la piccola Viterbo e cerca di “impallinare” la sindaca perché non difende la città dalle dichiarazioni di Saviano. Assurdo, anzi imbarazzante.

Saviano fa il suo lavoro, pensare di denunciare un giornalista perché fa il suo mestiere (piaccia o non piaccia quello che dice) è una roba da trattamento sanitario obbligatorio. Ci perdonino gli autori di certe dichiarazioni in merito (che stimiamo e con cui abbiamo da sempre buoni rapporti) ma dobbiamo, vogliamo e possiamo essere liberi di dire quello che riteniamo giusto. La cosa che non comprendiamo è perché spendersi contro Saviano con tanta energia e non manifestare preoccupazione invece per quello che Saviano dice e che trova riscontro nei rapporti della Direzione Distrettuale Antimafia a proposito di infiltrazioni mafiose nel Viterbese.

Le infiltrazioni ci sono nel Viterbese, lo dice la DDA, punto. Sono certamente preoccupanti. Questo danneggia Viterbo e la Tuscia, non certo le parole di Saviano. Chi fa politica sul territorio dovrebbe preoccuparsi di queste infiltrazioni e magari chiedere al sindaco di turno di organizzare una bella fiaccolata e manifestazioni contro la mafia, di investire risorse contro la mafia, di usare il pugno di ferro contro le piazze di spaccio (gestite dalla malavita) in pieno giorno nella città di Viterbo.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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