Il ruolo di Acquapendente nell'arrivo delle guardie svizzere al servizio del papa in Vaticano
guardie svizzere
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Fu papa Giulio II, eletto nel 1503, che decise di circondarsi di un corpo di guardie scelte per proteggersi dagli avversari e dai frequenti delitti politici che avvenivano a Roma in quel periodo.

VATICANO – Quando nel 1506 i primi soldati svizzeri scesero in Italia per servire il papa fecero due tappe fondamentali. La prima a Milano e la seconda ad Acquapendente. Naturalmente ne dovettero fare molte altre, compresa  una a Viterbo, ma ad Acquapendente e Milano “incassarono” parte del soldo d’arruolamento e di questo fatto rimangono documenti depositati negli archivi vaticani.

Il passaggio avvenne cinque secoli fa circa, più esattamente nel 1506. Dopo avere indossato l’uniforme con i colori della famiglia della Rovere di Papa Giulio II, fecero il loro ingresso ufficiale nella Città Eterna il 22 gennaio del 1506, giorno di fondazione della guardia svizzera pontificia: l’esercito più piccolo, longevo e ammirato del mondo.

Fu papa Giulio II, eletto nel 1503, che decise di circondarsi di un corpo di guardie scelte per proteggersi dagli avversari e dai frequenti delitti politici che avvenivano a Roma in quel periodo. E poiché anni prima il papa Sisto IV aveva lodato una compagnia di soldati svizzeri, Giulio II scelse uomini di quella nazionalità.

Per mezzo del canonico svizzero Pietro di Hertenstein il 9 settembre 1506 nel cantone di Zurigo furono arruolati i primi 150 soldati (il papa ne avrebbe voluti 300 ma sarebbero costati troppo), che poco dopo arrivarono a Roma. Nel 1512 le guardie difesero lo Stato pontificio contro il re di Francia, meritandosi dal Papa l’appellativo di “difensori della libertà della Chiesa”.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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