
VATICANO – Quando nel 1506 i primi soldati svizzeri scesero in Italia per servire il papa fecero due tappe fondamentali. La prima a Milano e la seconda ad Acquapendente. Naturalmente ne dovettero fare molte altre, compresa una a Viterbo, ma ad Acquapendente e Milano “incassarono” parte del soldo d’arruolamento e di questo fatto rimangono documenti depositati negli archivi vaticani.
Il passaggio avvenne cinque secoli fa circa, più esattamente nel 1506. Dopo avere indossato l’uniforme con i colori della famiglia della Rovere di Papa Giulio II, fecero il loro ingresso ufficiale nella Città Eterna il 22 gennaio del 1506, giorno di fondazione della guardia svizzera pontificia: l’esercito più piccolo, longevo e ammirato del mondo.
Fu papa Giulio II, eletto nel 1503, che decise di circondarsi di un corpo di guardie scelte per proteggersi dagli avversari e dai frequenti delitti politici che avvenivano a Roma in quel periodo. E poiché anni prima il papa Sisto IV aveva lodato una compagnia di soldati svizzeri, Giulio II scelse uomini di quella nazionalità.
Per mezzo del canonico svizzero Pietro di Hertenstein il 9 settembre 1506 nel cantone di Zurigo furono arruolati i primi 150 soldati (il papa ne avrebbe voluti 300 ma sarebbero costati troppo), che poco dopo arrivarono a Roma. Nel 1512 le guardie difesero lo Stato pontificio contro il re di Francia, meritandosi dal Papa l’appellativo di “difensori della libertà della Chiesa”.


















