
VITERBO – Un ricamo, il più bello. Un intreccio unico fatto di fili perfetti, consegnato alla storia. Il Trasporto 2022 è compiuto e il simbolo di una città che ambisce e spera di specchiarsi nella sua Rosa splende ora davanti alla basilica e al monastero a lei dedicato.
Un patrimonio dell’Umanità torna a vivere nelle strade, a raccontare al mondo che quando si è uniti non esistono prove impossibili. Tutti, davvero tutti d’un sentimento. Tutti con i Facchini, con Sandro Rossi, le sue parole, la sua voce.
E quel gigante con la fascia giallo blu, con gli occhi che guardano gli occhi di ognuno dei suoi ragazzi e quella voce che li va a cercare anche quando le forze li abbandonano, ha segnato questo tre settembre. In un modo così forte che rimane dentro ognuno ed è destinato a fare rumore, parecchio, nelle prossime settimane e fino ai tavoli tecnici che riguarderanno in futuro la notte del tre settembre.
E’ il Trasporto dove i Facchini hanno puntato i piedi per fare capire una cosa ovvia ma forse non a tutti: la Macchina si muove se sta sulle loro spalle. Lo hanno fatto non per protagonismo, occhio a farsi abbindolare da chi vorrà sostenere questa tesi, ma per custodire la tradizione. Azione a cui sono chiamati dallo statuto del Sodalizio, motivo che fece vedere a Nello Celestini e altri a lui vicino l’idea di costruire questa casa dei Facchini e del Trasporto. Rossi ha parlato da custode di una tradizione secolare dal palco del Teatro dell’Unione. Poi ha continuato a parlare con i gesti in tante occasioni durante il viaggio di Gloria da San Sisto alla basilica. Lo ha fatto chiedendo la presenza della gente. Perché i Facchini sanno, i viterbesi sanno e chi non è di Viterbo può anche non sapere ma proprio per questo dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare che le persone che assistono al Trasporto sono il Trasporto. Sono attori della sostanza del tutto e non si tratta di semplici spettatori. La stessa candidatura Unesco mette in evidenza la centralità della popolazione.
Parlavamo di ricami. La voce di Sandro Rossi è stata un filo centrale. Il filo bianco e rosso di tutti i Facchini, quello degli applausi più forti del solito dei viterbesi e non. Quindi il ricamo dell’illuminazione di Gloria, così capace di raccontare la bellezza da fare nascere una domanda: Ascenzi ha disegnato la sua Macchina per permettere questa meraviglia di luci?
Tutto negli ingranaggi del Sodalizio ha funzionato alla perfezione, spazzando via l’idea che potesse essersi accumulata della ruggine dopo due anni di fermo.


















