Il polo culturale di Palazzo Santoro strategico per il rilancio del centro storico
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VITERBO - Il ritorno dell'intero Palazzo Santoro ai viterbesi e il lavoro del Consorzio Biblioteche per rimetterlo in utilizzo e al servizio del territorio sono un passaggio importante di un'azione che va dritta verso la riqualificazione e quindi il rilancio del centro storico. 

VITERBO – La rinascita del centro storico del capoluogo ha bisogno di idee e progetti per passare dalla chiacchiera ai fatti. Tra le idee destinate a diventare concrete c’è la nascita del polo culturale di Palazzo Santoro, fulcro di un’area della cultura che punta a fare sponda con il Teatro dell’Unione e il Monastero di Santa Rosa. 

Recentemente è stata archiviata la questione degli spazi che stanno passando interamente al Consorzio Biblioteche, con il recupero alla collettività cittadina anche del piano terra utilizzato per anni come sede dai Cavalieri di Malta. Il ritorno dell’intero Palazzo Santoro ai viterbesi e il lavoro del Consorzio Biblioteche per rimetterlo in utilizzo e al servizio del territorio sono un passaggio importante di un’azione che va dritta verso la riqualificazione e quindi il rilancio del centro storico. 

Offrire servizi, proporre un’offerta culturale all’interno di spazi idonei e puntare a fare di Palazzo Santoro un attrattore è sicuramente una parte di quello che serve all’amministrazione Frontini per cercare di vincere là dove tutti i predecessori hanno fallito. Forse perché imprigionati in visioni della città non funzionali al miglioramento della qualità della vita e bloccati da lacci e laccioli di vecchia data. In uno stagno piatto come quello di Viterbo anche il recupero di un palazzo e la sua messa in uso può avere effetti importanti. Ce lo auguriamo. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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