
BOMARZO – Non c’è stata partita. Anzi, a voler essere onesti e guardare i numeri con il freddo realismo dei seggi chiusi, non è mai iniziata. Marco Perniconi si prende Bomarzo per la seconda volta e lo fa con le proporzioni del plebiscito, trasformando le elezioni comunali in una lunghissima marcia trionfale che lascia alle sfidanti solo le briciole di una contesa mai nata.
I dati ufficiali e definitivi stampano sul tabellone un verdetto che non ammette repliche, appelli o sfumature: il sindaco uscente porta a casa un siderale 79,08% dei consensi. Praticamente quattro bomarzesi su cinque hanno scelto la continuità, blindando la poltrona più alta del paese dei Mostri nelle mani del primo cittadino uscente.
Il vuoto dietro il vincitore
Dietro la corazzata di Perniconi, il panorama è quasi desertico. Helene Di Maggio si ferma a un sbiadito 14,61%, una percentuale che non le permette nemmeno di impensierire, anche solo idealmente, l’egemonia dell’amministrazione uscente. Ancora più staccata, quasi invisibile nelle dinamiche del voto pesante, c’è Alessandra Zena, che racimola appena il 6,31% delle preferenze.
Per le due sfidanti si aprono ora le porte di un’opposizione che, a giudicare dai rapporti di forza usciti dalle urne, si preannuncia decisamente in salita e tutta da ricostruire.
Il peso del verdetto
La vittoria di Perniconi non è solo una conferma: è un’autentica prova di forza. Cinque anni di amministrazione evidentemente promossi a pieni voti dal territorio, capaci di azzerare qualsiasi velleità di cambiamento delle minoranze. Nel risiko dei piccoli comuni della Tuscia che andavano al rinnovo, Bomarzo sceglie la via della stabilità assoluta.
Il sindaco incassa, ringrazia e si rimette subito al lavoro. Con quasi l’ottanta per cento dei voti in tasca, la strada per i prossimi cinque anni è spianata, forte di una legittimazione popolare che dalle parti del Sacro Bosco si era vista raramente.
















