
EDITORIALE – Se vuoi fare il grande comincia dal piccolo. Nell’Arte della Guerra di Sun Tzu questo concetto torna più volte. Abbiamo pensato a questo quando ci siamo trovati davanti la notizia, apparentemente banale, di undici appuntamenti di teatro e musica a San Pellegrino.
‘La Cultura al Centro’ è il nome dell’iniziativa e madre del progetto una realtà che, negli anni, ha provato a dare tanto per Viterbo: il Circolo Culturale Tetraedro. Di cui tutti conoscono il frontman guru Francesco Cerra. Palazzo dei Priori non c’entra niente, la cosa si materializzerà dal 19 settembre al 24 ottobre grazie alla Regione Lazio e il bando Lazio Crea per le attività di promozione culturale e animazione territoriale.
In un quartiere che rappresenta la città di Viterbo e che ha raggiunto un punto bassissimo di decoro arriva un piccolo seme. La notizia è ancora più forte se letta nella sua interezza. Infatti racconta di come gli eventi saranno ospitati dal complesso della parrocchia di Santa Maria Nuova dove si sta dando da fare un gruppo di ragazzi diversamente abili. Hanno frequentato un workshop in organizzazione eventi e si occuperanno loro di gestire l’accoglienza nella location e degli aperitivi, cene e del resto.
Un seme nel seme. Uno più piccolo dell’altro, entrambi potentissimi. Portare il teatro, gli spettacoli, la musica a San Pellegrino. Fare di questo luogo il quartiere scrigno, il salotto della città. Operare una nuova colonizzazione dell’immaginario collettivo dei viterbesi e affermare un concetto chiaro: il centro storico è la mamma della città e serve l’impegno e il rispetto di tutti per restituirlo alla bellezza e alla centralità necessaria. La cultura piccola e vera come innesto per cambiare le cose. In questa piccola notizia di undici eventi culturali a San Pellegrino cogliamo un’occasione.
L’invito che La Fune, come giornale del territorio lancia, è che altri scendano in campo per proporsi e spendersi nella realizzazione di iniziative culturali, piccoli festival, occasioni di incontro e scambio nel quartiere. Non solo negli spazi che il parroco, con grande visione e intelligenza ha riqualificato e messo in gioco, ma anche nelle altre piccole e stupende piazze. Eventi di mattina per le scuole, di pomeriggio per i ragazzi e di sera per chi vorrà. Per fare rivivere San Pellegrino è necessario riportare la vita vera. Quella che può aiutare a riqualificare e migliorare e mitigare anche le parti storte della movida. I viterbesi colgano l’occasione per riprendersi il centro storico, per riprendersi San Pellegrino. La stessa operazione è stata percorsa con Piatrogiardino qualche anno fa. Era diventato piazza di spaccio e luogo di degrado. In diversi si sono impegnati, pensiamo a Lucio Matteucci con Viterbo Civica ma anche altri, per riportarci le famiglie, le persone e quella scommessa è stata vinta. Anche Palazzo dei Priori è tornato a vedere quel parco e a investirci soldi che nel bilancio comunque ci sono, basta spenderli con più attenzione e visione.
Lanciamo anche la proposta di destinare per cinque anni consecutivi tutti i soldi della tassa di soggiorno alla riqualificazione strutturale di San Pellegrino e creare un fondo per sostenere iniziative culturali permanenti. Un buon modo per investire in una progettualità i soldi della città ed evitare di sparpagliarli nei classici mille rivoli che sanno troppo spesso di contenti ad personam. Da questa visione può passare la differenza tra amministrare il centro storico e con questo parte dei destini della città e annaspare nella coltivazione del consenso.


















