
EDITORIALE – Il parcheggio di largo Africa torna al centro dell’attenzione, dopo almeno un ventennio in cui non se lo è cagato nessuno. Oggi, ma già dal 2009 ricordiamo di avere scritto alcuni articoli sullo stato di abbandono e degrado, la piazza ai piedi del Palazzo di Vetro è davvero imbarazzante. I sampietrini sono saltati in abbondanza tale che se nascesse un’intifada a Viterbo (chi non conosce il senso del termine può googlerare) quello sarebbe il luogo ideale dove reperire la materia prima.
Oggi, dicevamo, largo Africa è l’ombelico dell’agenda setting cittadina (l’agenda delle cose a cui il popolo-bue deve pensare). Questo perché è l’ennesimo teatro di scontro politico-mediatico possibile. E allora giù che si sperticano i Gorgia in salsa “viterbese” e si sbrodolano novelle lezioni di sofismi intorno a largo Africa.
Visto che non ci piacciono i sofisti, perché hanno come solo obiettivo quello di avere ragione con artifici pseudo logici proviamo a raccontare l’incredibile storia di largo Africa usando la logica vera. Una roba semplice, alla portata di tutti perché il sofista parla al popolo-bue e la logica parla alle persone confidando nell’intelligenza di ognuno e puntando a rimettere Gorgia dove deve stare: nell’Olimpo dei cazzari.
Tre sono le scelte possibili su largo Africa. La prima opzione è quella di fare come si è sempre fatto (anche se non lo si fa più da vent’anni): il Comune paga i lavori per sistemare l’area parcheggio che rimane, come sempre è stato dai tempi della Standa (solo chi ha i capelli bianchi può ricordare), a uso libero. Spesa pubblica massima, incasso zero, fruizione casuale (chi prima arriva parcheggia). Effetti negativi: gran parte dei parcheggi sono occupati dall’alba al tramonto dai pendolari e non servono le strutture commerciali e di servizi presenti, costringendo gli utenti a inutili giri a vuoto alla ricerca di parcheggi. In realtà sull’aria sarebbe in vigore la sosta a disco orario massimo un’ora ma “è tradizione” dai tempi del lucumone che nessuno sanzioni. Effetti positivi: boh.
Seconda opzione: il Comune paga la riqualificazione del parcheggio, lo affida alla sua partecipata Francigena che lo macchinizza e incassa a ora. Spesa pubblica massima: riqualificazione più impianto parking in struttura. Incasso: tutto quello che c’è da prendere da chi sosta. Fruizione: chi paga. Effetti negativi: rivolta del supermercato e dei negozi (compresa una farmacia) presenti nell’area per assenza di parcheggio gratuito per i propri clienti. Effetti positivi: boh.
Terza opzione: il supermercato paga la riqualificazione della piazza, il Comune affida a Francigena la realizzazione di un parking in struttura. Si stabilisce che i primi 90 minuti sono gratuiti. Spesa pubblica calmierata: il privato paga i lavori e il pubblico paga il parking. Incasso: la quota a pagamento va alla società municipalizzata Francigena. Fruizione: per 90 minuti libera e poi a pagamento. Effetti negativi: boh. Effetti positivi: il supermercato è contento perché si è assicurato una rotazione dei posti per i propri clienti. Il Comune risparmia i costi di riqualificazione e incassa eventuali soste lunghe e in più risolve il problema della turnazione in un’area parcheggio ingessata.
La logica dice quindi che ci sono tre opzioni su largo Africa. Ognuno è libero di adottare l’una o l’altra ma gli effetti positivi e quelli negativi sono come descritti. Ci perdoni chi ragiona come Gorgia ma non è tempo di sofisti né di popolo-bue. Ci si vede sull’acropoli.


















