Il pane e il formaggio viterbese conquistano Roma
foto premiati formaggi e pani 2026
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Dalle nostre parti, tra le colline di Rieti e quelle della Tuscia viterbese, la gente non ha tempo di fare i filosofi, perché ha le mani sporche di farina o di caglio.

ROMA – A Roma, nella Capitale, c’è chi si occupa di massimi sistemi e chi, invece, ha il buon senso di occuparsi di quello che finisce in tavola, che poi è la vera saggezza del mondo. È successo che alla Camera di Commercio, dove solitamente si discute di burocrazia, si sono radunati per il “Premio Roma”, che non è un premio per chi parla meglio, ma per chi mangia (e fa mangiare) meglio.

Dalle nostre parti, tra le colline di Rieti e quelle della Tuscia viterbese, la gente non ha tempo di fare i filosofi, perché ha le mani sporche di farina o di caglio. E così, quando hanno saputo che c’era da sfidare l’Italia intera e pure lo straniero, i nostri non si sono persi in chiacchiere. Hanno preso il meglio del loro lavoro e l’hanno spedito giù, a vedere se il palato dei professori romani capiva qualcosa di buono.

E pare proprio di sì. Sette aziende, sette miracoli quotidiani di pane e formaggio, hanno fatto man bassa di medaglie.

A Rieti, quelli del Caseificio Seggiano hanno tirato fuori una ricotta di pecora che, se la mangi, ti sembra di sentire ancora l’odore dell’erba fresca dopo la pioggia. E hanno vinto il primo premio, che è come dire che hanno vinto la guerra contro la mediocrità. Anche i fratelli Nesta ci hanno messo del loro con una burrata che, per quanto è fresca, quasi ti parla.

Dalla Tuscia, poi, è scesa una colonna di sapori. L’Azienda Monte Jugo ha portato la “colonna del Bacucco” e una ricotta di capra che hanno fatto inciampare i giurati, costringendoli a dare loro un secondo posto per non far sfigurare troppo gli altri. La Cooperativa Produttori Formaggi e la Fattoria Cavalieri hanno preso il bronzo, che brilla quasi quanto l’oro, col loro canestrato e la ricotta vaccina.

Ma il capolavoro l’hanno fatto i fornai. “I Fornai” di Viterbo, dico proprio quelli, hanno sfornato un pane sciapo che è una lezione di umiltà: senza sale, ma col sapore di tutta la terra nostra. E i Fiorentini, con quei biscotti arancia e cioccolato, hanno convinto pure i più burberi che il peccato di gola è l’unico che il Signore perdona subito.

Il presidente Merlani, che guarda le cose con l’occhio del saggio, ha detto che questo non è solo un premio, ma la dimostrazione che, se ci metti la passione, la terra ti ripaga. E ha ragione. Perché in un mondo che corre troppo veloce verso il nulla, vedere un pezzo di formaggio o una pagnotta che vincono un premio a Roma, ti fa sentire che, nonostante tutto, il Mondo Piccolo è ancora il posto migliore dove vivere.

E mentre a Roma brindano con questi capolavori, da noi si continua a zappare e a impastare. Perché l’eccellenza non è un titolo da appendere al muro, è il modo in cui ogni mattina si ricomincia a dar da mangiare al mondo.

I due concorsi d’eccellenza – promossi dalla Camera di Commercio di Roma e realizzati da Agro Camera in sinergia con l’Azienda Speciale Sviluppo e Territorio e il sistema camerale regionale che comprende anche la Camera di Commercio di Rieti Viterbo – hanno visto un’ampia partecipazione, coinvolgendo complessivamente ben 158 aziende provenienti da tutta Italia e dall’estero.

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Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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