

ROMA – A Roma, nella Capitale, c’è chi si occupa di massimi sistemi e chi, invece, ha il buon senso di occuparsi di quello che finisce in tavola, che poi è la vera saggezza del mondo. È successo che alla Camera di Commercio, dove solitamente si discute di burocrazia, si sono radunati per il “Premio Roma”, che non è un premio per chi parla meglio, ma per chi mangia (e fa mangiare) meglio.
Dalle nostre parti, tra le colline di Rieti e quelle della Tuscia viterbese, la gente non ha tempo di fare i filosofi, perché ha le mani sporche di farina o di caglio. E così, quando hanno saputo che c’era da sfidare l’Italia intera e pure lo straniero, i nostri non si sono persi in chiacchiere. Hanno preso il meglio del loro lavoro e l’hanno spedito giù, a vedere se il palato dei professori romani capiva qualcosa di buono.
E pare proprio di sì. Sette aziende, sette miracoli quotidiani di pane e formaggio, hanno fatto man bassa di medaglie.
A Rieti, quelli del Caseificio Seggiano hanno tirato fuori una ricotta di pecora che, se la mangi, ti sembra di sentire ancora l’odore dell’erba fresca dopo la pioggia. E hanno vinto il primo premio, che è come dire che hanno vinto la guerra contro la mediocrità. Anche i fratelli Nesta ci hanno messo del loro con una burrata che, per quanto è fresca, quasi ti parla.
Dalla Tuscia, poi, è scesa una colonna di sapori. L’Azienda Monte Jugo ha portato la “colonna del Bacucco” e una ricotta di capra che hanno fatto inciampare i giurati, costringendoli a dare loro un secondo posto per non far sfigurare troppo gli altri. La Cooperativa Produttori Formaggi e la Fattoria Cavalieri hanno preso il bronzo, che brilla quasi quanto l’oro, col loro canestrato e la ricotta vaccina.
Ma il capolavoro l’hanno fatto i fornai. “I Fornai” di Viterbo, dico proprio quelli, hanno sfornato un pane sciapo che è una lezione di umiltà: senza sale, ma col sapore di tutta la terra nostra. E i Fiorentini, con quei biscotti arancia e cioccolato, hanno convinto pure i più burberi che il peccato di gola è l’unico che il Signore perdona subito.
Il presidente Merlani, che guarda le cose con l’occhio del saggio, ha detto che questo non è solo un premio, ma la dimostrazione che, se ci metti la passione, la terra ti ripaga. E ha ragione. Perché in un mondo che corre troppo veloce verso il nulla, vedere un pezzo di formaggio o una pagnotta che vincono un premio a Roma, ti fa sentire che, nonostante tutto, il Mondo Piccolo è ancora il posto migliore dove vivere.
E mentre a Roma brindano con questi capolavori, da noi si continua a zappare e a impastare. Perché l’eccellenza non è un titolo da appendere al muro, è il modo in cui ogni mattina si ricomincia a dar da mangiare al mondo.
I due concorsi d’eccellenza – promossi dalla Camera di Commercio di Roma e realizzati da Agro Camera in sinergia con l’Azienda Speciale Sviluppo e Territorio e il sistema camerale regionale che comprende anche la Camera di Commercio di Rieti Viterbo – hanno visto un’ampia partecipazione, coinvolgendo complessivamente ben 158 aziende provenienti da tutta Italia e dall’estero.

























