Il Natale e l'augurio di fare pace soprattutto con se stessi
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EDITORIALE - Essere. Probabilmente la cosa più difficile per chi è in vita, anche perché essere da morti è piuttosto complesso e risulta privilegio solo di chi è in grado di scrivere la storia. Con ogni probabilità non è il vostro caso, con amore. 

EDITORIALE – Essere. Probabilmente la cosa più difficile per chi è in vita, anche perché essere da morti è piuttosto complesso e risulta privilegio solo di chi è in grado di scrivere la storia. Con ogni probabilità non è il vostro caso, con amore. 

Entriamo nei giorni della fine dell’anno, nel segno delle feste natalizie. In realtà non dovrebbero proprio essere quello in cui ci siamo immersi: acquisto di oggetti da regalare (ma quanti regali inutili, si può dire “di merda”, avete fatto?); eventi a cui presenziare; telefonate a quella persona che non senti tutto l’anno e che quando chiami per Natale ti chiedi: ma lo troverò vivo o nei 364 giorni che sono trascorsi dall’ultima volta che l’ho sentito sarà trapassato a miglior vita?.

Dice che questo momento dell’anno rappresenti il periodo della rinascita. Ora è vero che per rinascere bisognerebbe essersi mantenuti vivi (non solo nel senso che si respira e si è ancora in grado di aprire la bocca e dare fiato) ma dice anche che se lo si vuole ogni giorno è buono per tornare a essere. Servono i regali? Le file sulla Cassia Nord? I luoghi dove andare per mostrarsi? Trovate le risposte e poi iniziate a cercare cosa serve, per voi stessi. 

Noi de La Fune vi ringraziamo per averci letto nei 364 giorni dell’anno che ci separano dal precedente Natale. Vi ringraziamo del vostro essere. Per tutte le email che ci avete scritto, per i consigli e per le critiche. Ringraziamo le aziende, le associazioni di categoria, i festival e le iniziative che ci sostengono. Auguriamo a tutti una grande prosperità.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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