
EDITORIALE – Essere. Probabilmente la cosa più difficile per chi è in vita, anche perché essere da morti è piuttosto complesso e risulta privilegio solo di chi è in grado di scrivere la storia. Con ogni probabilità non è il vostro caso, con amore.
Entriamo nei giorni della fine dell’anno, nel segno delle feste natalizie. In realtà non dovrebbero proprio essere quello in cui ci siamo immersi: acquisto di oggetti da regalare (ma quanti regali inutili, si può dire “di merda”, avete fatto?); eventi a cui presenziare; telefonate a quella persona che non senti tutto l’anno e che quando chiami per Natale ti chiedi: ma lo troverò vivo o nei 364 giorni che sono trascorsi dall’ultima volta che l’ho sentito sarà trapassato a miglior vita?.
Dice che questo momento dell’anno rappresenti il periodo della rinascita. Ora è vero che per rinascere bisognerebbe essersi mantenuti vivi (non solo nel senso che si respira e si è ancora in grado di aprire la bocca e dare fiato) ma dice anche che se lo si vuole ogni giorno è buono per tornare a essere. Servono i regali? Le file sulla Cassia Nord? I luoghi dove andare per mostrarsi? Trovate le risposte e poi iniziate a cercare cosa serve, per voi stessi.
Noi de La Fune vi ringraziamo per averci letto nei 364 giorni dell’anno che ci separano dal precedente Natale. Vi ringraziamo del vostro essere. Per tutte le email che ci avete scritto, per i consigli e per le critiche. Ringraziamo le aziende, le associazioni di categoria, i festival e le iniziative che ci sostengono. Auguriamo a tutti una grande prosperità.


















