
EDITORIALE – Ognuno al proprio posto, questo è l’unico modo possibile per sconfiggere il Covid-19. Non solo sul campo di gioco della salute pubblica e individuale ma anche sull’altro, tanto complesso, dell’economia e del lavoro.
La partita contro il Coronavirus si vince solo con un qualcosa di tanto semplice quanto complicato: l’etica. In queste ore di aumento dei contagi torna in scena lo smartworking. Pratica dalle mille sfumature. Benedetta per tutti i lavori in mano agli autonomi, soggetti a un discorso molto semplice: se non produci non guadagni; piena di punti grigi nel pubblico impiego.
Non è necessario nascondersi dietro a un dito. Quando abbiamo fatto i conti con la prima ondata troppe volte la parola smartworking ha significato banalmente ferie. Troppe le pratiche rimaste ferme, tante le richieste di servizi dei cittadini che non hanno trovato soddisfazione, enorme il lavoro accumulato negli uffici. E se si è accumulato lavoro significa che qualcuno, che era in smartworking, non si è ammazzato di certo d’impegno.
Da prendere con le molle anche il discorso della scuola a distanza. Troppe volte durante la prima ondata sono stato testimone oculare di gruppi di ragazzi che, in barba alle disposizioni, hanno continuato a incontrarsi per ragioni di svago. Insieme per la scuola no perché c’è il virus ma nessuna rinuncia a vedersi con gli amici.
Non sono mancate le feste clandestine, in barba ai contenuti nei vari DPCM. Tornare a chiudere pezzi importanti dei nostri sistemi sociali ed economici rischia questa volta di uccidere tante piccole e medie imprese. Non è possibile immaginare di chiudere i parrucchieri e poi sapere che abusivi iniziano ad andare, a nero, nelle case. Tanto per dirne una.
Serve etica, è necessario che ognuno rimanga al suo posto e continui a fare il proprio lavoro con impegno maggiore del solito. Perché questo è il momento in cui il sistema nel quale viviamo ha bisogno di noi e affossarlo non conviene davvero a nessuno. Le restrizioni non possono più, come accaduto in primavera, diventare un alibi per qualcuno. Quel qualcuno che poi ti tiene bloccata la pratica, ti determina un ritardo su un servizio o sull’ottenimento di quello che ti spetta.


















