

I VIAGGI DEL VESPONE – l motore del mio Vespone scoppietta ancora mentre lascio alle spalle il Canada e atterro nel cuore pulsante di New York, la meta ideale per questo luglio torrido in cui l’unico lusso che posso permettermi è appunto viaggiare gratis con la mente. Non ho mai preso un aereo in vita mia, il che si rivela un colpo di genio assoluto, dato che il mio passaporto immacolato mi risparmia felicemente tutte quelle trafile burocratiche, i controlli doganali e soprattutto i dazi governativi che oggi prosciugano le tasche dei viaggiatori veri, lasciando a me solo il puro piacere dell’esplorazione a costo zero.
Con la forza di questa mia personalissima e squintalata immaginazione riesco chiaramente a sentire l’odore dell’asfalto caldo di Manhattan che si mescola all’aroma intenso di un caffè espresso che sale dai tavolini all’aperto, senza che nessuno mi presenti un conto in dollari comprensivo di tasse e mance obbligatorie. Guido idealmente il mio mezzo a due ruote lungo le strade affollate fino a raggiungere Mulberry Street, nel cuore storico di Little Italy, dove le bandiere tricolori sbiadite dal sole estivo oscillano tra i vecchi palazzi di mattoni rossi e dove lo shopping è rigorosamente un esercizio visivo, esentasse per definizione.
Passeggiando in questa atmosfera sospesa nel tempo ritrovo il calore tipico delle nostre radici, un misto di nostalgia e orgoglio che si respira tra i caffè storici dove gli anziani del quartiere si godono l’ombra parlando un dialetto misto a parole inglesi. Ma so bene che per trovare la genuinità più profonda devo spingermi oltre, così decido di far ruggire il motore del Vespone verso nord, fino a raggiungere il Bronx e parcheggiare lungo Arthur Avenue, quella che tutti i veri newyorkesi considerano la reale Little Italy di oggi, dove l’importazione dei sapori nostrani ha superato indenne ogni barriera doganale della storia.
Camminando tra i banchi del mercato coperto mi sembra quasi di essere tornato indietro nel tempo in un piccolo paese italiano, circondato da botteghe storiche che espongono provoloni giganti, prosciutti appesi al soffitto e banchi di pescherie che espongono il pescato del giorno proprio come nei nostri mercati rionali. I profumi del pane appena sfornato e dei sughi che borbottano nelle cucine dei ristoranti di famiglia mi avvolgono completamente, mentre parlo con i negozianti i cui nonni sono partiti decenni fa portando con sé solo una valigia di cartone e un immenso bagaglio di tradizioni, merci preziose che fortunatamente nessuno Stato ha mai potuto tassare alla frontiera.
In questa New York di metà estate mi godo il rito tipico dello street food locale ordinando una fetta di pizza gigante, la classica slice sottile e croccante che piego rigorosamente a metà per mangiarla a grandi morsi mentre cammino sul marciapiede, osservando il viavai della gente e ridendo tra me e me per il fatto che questo pasto virtuale non risente minimamente dell’inflazione globale. Per combatte l’afa soffocante di luglio mi lascio tentare da un carretto ambulante che vende la tipica Italian Ice, una granita artigianale dai gusti semplici come limone o amarena che qui rappresenta il simbolo indiscusso dell’estate nei quartieri popolari e che io consumo senza sborsare un solo centesimo di accisa. Continuando il mio viaggio virtuale mi sposto verso il centro, dove la presenza italiana cambia volto e si trasforma in pura eleganza senza tempo lungo le vetrine scintillanti della Quinta Strada, dove i marchi della nostra alta moda dettano le regole dello stile globale anche sotto il sole cocente, offrendomi una sfilata d’alta classe completamente gratuita e al riparo dalle severe normative sull’import-export. Questa straordinaria influenza artisticamente la ritrovo poco distante, all’interno delle sale fresche e silenziose dei musei più importanti del mondo come il Metropolitan o il MoMA, dove il genio dei nostri maestri del passato e dei designer contemporanei continua a incantare milioni di visitatori da ogni angolo del pianeta, mentre io li visito comodamente seduto sulla sella della mia fantasia.
Persino quando scende la sera e l’aria si fa più respirabile, la cultura italiana non smette di farsi notare nei parchi cittadini come Bryant Park, dove le rassegne cinematografiche all’aperto proiettano i capolavori dei grandi registi italo-americani che hanno saputo raccontare l’anima cruda e affascinante di questa metropoli. Resto seduto a guardare le luci dei grattacieli che iniziano ad accendersi nel crepuscolo estivo, godendomi il trionfo di questo viaggio a impatto economico zero, profondamente orgoglioso di come il nostro modo di essere abbia saputo plasmare in modo così indelebile l’identità di questa gigantesca città del mondo senza che io abbia dovuto firmare un solo modulo doganale.
© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia

















