Il Mio Outback in Vespa: Oltre l'Orizzonte, da Melbourne a Darwin
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Sono circa 3.755 km. In auto, con le dovute soste, servirebbero tre giorni; ma sulla mia Vespa ...

I VIAGGI DEL VESPONE – L’Australia mi ha sempre affascinato: un contenitore vasto dove la modernità attuale convive con zone inesplorate e popoli indigeni che custodiscono segreti millenari. Con il mio fedele Vespone, ho deciso di affrontare questa sfida partendo da Melbourne. Da una delle città più a sud di questo continente infinito, punto la prua verso Darwin, la porta del nord.

Sono circa 3.755 km. In auto, con le dovute soste, servirebbero tre giorni; ma sulla mia Vespa, il tempo si dilata e ogni chilometro diventa una storia. È il mio “giro del mondo di fantasia”: niente aerei, solo io, il motore e la strada.

L’Addio a Melbourne e la “Vespa House”

Prima di lasciare la civiltà, ho fatto tappa in un luogo sacro per noi vespisti: la Vespa House di Melbourne. Qui, tra l’odore di olio e metallo, si respira la storia dell’emigrazione italiana. Ho incontrato meccanici che parlano la nostra lingua e che hanno preparato il mio Vespone per le temperature estreme dell’Outback.

È proprio in questi momenti che capisci l’importanza di testate come Il Globo. Fondato nel 1959, questo giornale è da oltre 65 anni un punto di riferimento culturale e un “ponte” tra noi e l’Italia. Mentre sfogliavo l’ultima edizione tra un controllo d’olio e l’altro, mi sono sentito parte di una comunità che, pur lontana migliaia di chilometri, resta unita e orgogliosa delle proprie radici.

Nel Cuore del Red Centre

Lasciata la costa, la strada diventa un nastro d’asfalto che taglia il nulla. Il timore ti accompagna: i Road Trains, giganti della strada lunghi 50 metri, sollevano spostamenti d’aria che mettono alla prova la stabilità della Vespa. La polvere rossa inizia a coprire tutto, ma la ricompensa è immensa.

Coober Pedy

Mi sono fermato in questa cittadina sotterranea, dove la gente vive sotto terra per sfuggire al caldo torrido. Un luogo surreale che sembra uscito da un film di fantascienza. Uluru (Ayers Rock): Arrivare al cospetto del grande monolite rosso al tramonto è un’emozione che
toglie il fiato. È il cuore spirituale del continente, un luogo dove senti vibrare la terra sotto le ruote.

Alice Springs

L’ultima vera oasi prima del grande balzo verso nord, un punto di partenza fondamentale per ogni esploratore dell’entroterra.

Verso il Tropico: Kakadu e Darwin

Man mano che salgo, il deserto lascia il posto alla savana tropicale. Nel Parco Nazionale di Kakadu, ho guidato tra billabong popolati da coccodrilli e pareti di roccia decorate da incisioni rupestri aborigene. Infine, ecco Darwin. Il caldo umido del nord mi accoglie, segnando la fine di questa incredibile traversata. Ho dimostrato che con un Vespone e tanta determinazione, nessun continente è troppo vasto. Il mio viaggio continua, portando con me i colori dell’Australia e lo spirito indomito di chi non smette mai di sognare.

©MaurizioDiGiovancarloTusciaFotografia

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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