

BIBLIOTECA – C’è una mania, di questi tempi, di voler sempre tracciare linee, inventare confini, battezzare terre che non esistono. Forse perché quelle vere, quelle che ci troviamo sotto gli stivali ogni mattina, sono diventate troppo strette o troppo sgradevoli da abitare. Così, Giuseppe Lupo – uno che di parole e di storie vive, docente a Milano e lucano di nascita, un uomo che ha visto l’Italia da una parte e dall’altra della barricata industriale – s’è messo in testa di regalarci una mappa nuova. Si chiama Medioccidente, edito da Marsilio, e sarà il convitato di pietra questo venerdì, 26 giugno, alla Biblioteca Consorziale di Viterbo.
Lupo è uno scrittore di razza, uno di quelli che non si limitano a maneggiare la penna, ma che ci graffiano la coscienza. Nel suo ultimo lavoro, egli non cerca una regione da trovare sui globi di cartapesta dei ragazzi, ma uno spazio che definisce “morale”. Un luogo di frontiera, sospeso tra il disincanto per un Novecento che ci ha lasciato in eredità più macerie che certezze e un millennio nuovo che, a conti fatti, non ha ancora capito bene che strada prendere.
Il Medioccidente di Lupo è quella soglia stretta e scivolosa tra un Oriente che non ne vuol sapere di finire e un Occidente che, forse, non è mai davvero cominciato. È un tentativo, poetico e politico insieme, di tenere insieme i cocci: New York e Gerusalemme, Oslo e Tangeri, la geometria dell’economia e il mistero del sacro. Roba che, detta così, farebbe rizzare i capelli in testa a un tecnocrate, ma che Lupo maneggia con la maestria di chi sa che, senza memoria e senza legami comunitari, siamo solo automi in balia del vento.
A Viterbo, in quel di viale Trento, sarà il professor Carlo Serafini a fare da cicerone in questo viaggio. E qui c’è da stare tranquilli: Serafini non è uno di quelli che riempiono le sale di chiacchiere vacue. È un uomo di studi seri, uno che ha masticato Svevo e Tozzi, e che sa che la letteratura non è un passatempo per signore annoiate, ma uno strumento, talvolta brutale, per capire chi diavolo siamo.
L’incontro, che inizierà alle 17.30 nella sala “Cardarelli”, è un invito a fermarsi. In un’epoca in cui tutti corrono verso un futuro che assomiglia sempre più a un vicolo cieco, Lupo ci propone di alzare la testa dal manubrio e chiederci se non esista, da qualche parte tra le pagine dei libri e la solidità della storia, un modo diverso di stare al mondo.
Chi non potrà esserci di persona – magari perché trattenuto da faccende più pressanti o semplicemente per quella pigrizia che è il vero male della nostra epoca – potrà collegarsi al canale YouTube della Biblioteca. Ma il mio consiglio, per quel che vale, è di andarci. In fondo, parlare di civiltà e di valori, in questo nostro Paese che spesso li dimentica in soffitta, è ancora uno dei pochi esercizi di igiene mentale che ci è rimasto.
L’appuntamento è per venerdì 26 giugno, ore 17.30, presso la sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E, Viterbo).

















