Il legame di Viterbo con Francesco d'Assisi? Semplice: Frate Leone
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Di sicuro Leone e Viterbo hanno un legame. Se non c’è certezza di una nascita in Tuscia è invece comprovato che qui fu sacerdote prima di entrare nei Frati Minori. Una figura, quella di Leone, memorabile nella vita di Francesco. Litteratus e conoscitore del latino, ricoprì certamente il ruolo di amanuense per il santo d’Assisi, attività documentata tra l’altro dal celebre brano De vera et perfecta laetitia in cui Francesco intercala il racconto con l’esortazione: “Scrivi frate Leone”.

VITERBO – Ottocento anni dalla morte di San Francesco e anche se la nostra classe politica dorme tra sette guanciali ci sono un mondo di possibilità su cui aprire almeno una riflessione. Sì perché la figura di Francesco “e derivati” è un patrimonio a cui anche il Viterbese può attingere. A Bagnoregio ne hanno consapevolezza per via di San Bonaventura, nel capoluogo zero carbonella.

Tiriamo la sassata contro il vetro della finestra, come voleva Pertini (ve lo ricordate Sandrone? Noi lo pensiamo ogni giorno). La sassata si chiama Frate Leone da Viterbo. Ora non pretendiamo che tutti i nostri lettori abbiano letto i due bellissimi libri, che consigliamo, di Cazzullo e di Barbero su Francesco, ma Leone è “famoso”. Meno noto, anzi proprio ignoto per il grande pubblico, che proprio il capoluogo della Tuscia possa vantare un simile “figlio” antico. A farcelo sapere, a noi de La Fune, è stato un lettore, il caro Giovanni Fonghini, che ci ha messo sulla strada giusta.

Leone era l’amico del cuore di Francesco, se non ricordiamo male lo definisce proprio così Cazzullo. Era anche il segretario. Nel duplice senso che Francesco dettava e Leone, che era un amanuense, scriveva. Poi anche nel senso che Leone era l’uomo a cui il santo d’Assisi confessava i segreti e i più intimi pensieri. Ecco perché Viterbo dovrebbe iniziare un lavoro serio sulla figura di San Francesco. E’ un pezzo forte dello storytelling della città. Oh signore, lo storytelling questo sconosciuto a Viterbo!

Ecco cosa dice la Treccani: “LEONE d’Assisi (Leone da Viterbo). Nacque intorno all’ultimo decennio del secolo XII. Le fonti sono in larga parte concordi nell’indicare L. originario di Assisi. Potrebbe però trattarsi della patria di adozione se si dà credito a un’altra tradizione – attestata dalla Chronologia magna di Paolino di Venezia e dal Tractatus de indulgentia di Francesco di Bartolo d’Assisi – che colloca il luogo di origine a Viterbo o nel suo contado; non sono noti i nomi dei genitori. Tali carenze sono dovute al fatto che i pochi dati biografici di cui siamo a conoscenza sono tutti posteriori al suo incontro con Francesco d’Assisi, essendo narrati in larga parte all’interno del corposo dossier agiografico del santo“.

Di sicuro Leone e Viterbo hanno un legame. Se non c’è certezza di una nascita in Tuscia è invece comprovato che qui fu sacerdote prima di entrare nei Frati Minori. Una figura, quella di Leone, memorabile nella vita di Francesco. Litteratus e conoscitore del latino, ricoprì certamente il ruolo di amanuense per il santo d’Assisi, attività documentata tra l’altro dal celebre brano De vera et perfecta laetitia in cui Francesco intercala il racconto con l’esortazione: “Scrivi frate Leone”.

Ma la testimonianza più genuina del vincolo che legava i due soci è rappresentata dal biglietto autografo, conservato nell’Archivio della cattedrale di Spoleto (Epistola sancti Francisci), in cui Francesco scrive a Leone, che era inquieto per un precedente colloquio e desideroso di tornare dal suo maestro spirituale per un consiglio, premettendo che si rivolge a lui come una madre a un figlio: alla fermezza della prima parte fa da controaltare il ripensamento finale di Francesco che accondiscende alle sue richieste di conforto e lo invita, nel caso lo ritenesse necessario, a raggiungerlo.

Sempre Francesco soprannominò Leone “pecorella di Dio” per la sua mitezza. Leone ha raccolto i pensieri del santo e lo ha assistito fino alla morte. Spesso al suo fianco negli ultimi anni di vita, specialmente durante la ricezione delle stimigmate. Dotto presbitero, Leone scriveva per conto di Francesco, che non era un letterato, fissando le idee del Santo e mettendo per iscritto racconti come la De vera et perfecta laetitia.

Francesco dedicò a lui la celebre Chartula (benedizione autografa), che termina con le parole: “Dominus benedicat frater Leo, te”. Frate Leone morì ad Assisi il 15 novembre 1271 ed è sepolto nella cripta della Basilica di San Francesco, vicino al santo. La figura di Frate Leone è fondamentale per la conservazione delle fonti francescane e per aver testimoniato la spiritualità più intima di San Francesco.

Ma non è finita qui. L’attuale pontefice, successore del primo papa della storia a portare il nome di Francesco, ha scelto di chiamarsi Leone. Secondo voi è un caso? Forse questo antico “figlio” di Viterbo potrebbe “aiutare” a riportare l’attuale papa in città. Magari dagli amati agostiniani, magari nella notte del tre settembre degli ottocento anni dalla morte di Francesco. Anche questo sarebbe un miracolo.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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