
LAGO DI VICO – Il tempo si è fermato tra i canneti e le acque scure del Lago di Vico. Sono passati cinque giorni da quel maledetto sabato, cinque giorni di angoscia, di attese strazianti e di un silenzio rotto soltanto dal rombo dei motori dei soccorritori e dal battito incessante di una pioggia che, insieme al vento, ha messo a dura prova chi non si arrende.
Luigi Cavallari, 84 anni, è ancora lì, nel ventre profondo del cratere viterbese. È sparito in un battito di ciglia, dopo un tuffo che doveva essere solo un momento di relax, una pausa rigenerante durante una gita in barca nel weekend dedicato alla festa patronale. Un gesto semplice, consueto, trasformato in una tragedia che ha scosso il Paese e che tiene con il fiato sospeso la moglie, la ministra Eugenia Roccella, testimone impotente di un istante che ha cambiato tutto.
Il viterbese si è trasformato in un avamposto di dolore e professionalità. Le rive del lago accolgono ormai una vera e propria task force: non solo i Vigili del Fuoco del territorio, ma sommozzatori arrivati da ogni angolo d’Italia. Dalla Lombardia alla Calabria, passando per la Sardegna: le squadre si sono avvicendate, incrociandosi in una staffetta umana che non conosce soste.
Le operazioni, coordinate con rigore dal vicario del Prefetto, Nino Andrea Caputo, hanno cambiato volto subito dopo l’allarme lanciato dalla ministra, sotto shock. Superata la fase della ricerca visiva, si è passati a quella strumentale: droni che tagliano il cielo plumbeo, moto d’acqua che solcano la superficie e tecnologie d’avanguardia calate negli abissi per tentare di squarciare l’oscurità del fondale.
Ma il lago di Vico non concede sconti. La profondità, che tocca quasi i 50 metri, è solo una parte dell’ostacolo. È il fondale, melmoso e ostile, a rendere il lavoro dei sommozzatori una sfida ai limiti del possibile. La visibilità è nulla, una nebbia di fango che avvolge ogni cosa e inghiotte le tracce. A questo si aggiunge l’inclemenza del meteo di questi giorni: i lampi, i fulmini e il vento hanno sferzato lo specchio d’acqua, costringendo i soccorritori a lottare non solo contro la profondità, ma anche contro le intemperie.
L’ipotesi che si fa strada, gelida e terribile, è quella del malore. Un improvviso cedimento che non ha lasciato scampo a Cavallari, marito della ministra da cinquant’anni, un legame di vita interrotto bruscamente tra le acque del Viterbese.
E mentre il lago continua a custodire il suo segreto, le ricerche proseguono, ostinate. Ogni passaggio, ogni scansione dei fondali è un tentativo di restituire una risposta, un epilogo a questa vicenda che ha trasformato un angolo di paradiso naturale nel teatro di una ricerca che, giorno dopo giorno, diventa una corsa contro il destino.

















