Il Lab di Schirripa tra i locali che stanno facendo rinascere il centro storico
Foto Michele Schirripa
Gli Stati Generali La Fune
COSTRUTTORI - Stare qui, all’ombra del Teatro dell’Unione, non è poi così diverso che uscire una sera a Milano. Nel cuore del centro storico di Viterbo, al civico 5 di piazza Verdi, batte il Lab – Restaurant & Drink.

COSTRUTTORI – Stare qui, all’ombra del Teatro dell’Unione, non è poi così diverso che uscire una sera a Milano. Nel cuore del centro storico di Viterbo, al civico 5 di piazza Verdi, batte il Lab – Restaurant & Drink.

“Abbiamo prodotti distillati da tutto il mondo: 160 gin, 25 agavi diverse, 80 tipi di rum e sempre 80 di whisky. Poi per i vini trovate una cantina lunga. Il target che ci siamo dati sul bere è quello di persone alla ricerca di un qualcosa in più”. Le parole sono del titolare Michele Schirripa.

Laureato in Economia, con un’esperienza di lavoro nel settore accumulata girando l’Italia e l’estero. Oggi il suo Lab è una storia scritta giorno dopo giorno insieme alla sua squadra: quindici dipendenti che hanno tutti un’esperienza nel settore, che hanno scelto questo lavoro e condividono un credo: la qualità prima di tutto.

 

 

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“Ho uno staff – continua Schirripa – che mi permette di essere felice di fare questo lavoro. Dietro a ognuno c’è tanto studio e siamo attenti ai particolare. Godono tutti della mia fiducia incondizionata e so che potrei anche essere dall’altra parte del mondo e qui tutto continuerebbe a essere impeccabile. Con il personale è stato sempre così, anche chi oggi non è più qui perché ha fatto altre scelte di vita ha dato il massimo e ha contribuito a costruire quanto è oggi il Lab, di questo gliene sarò sempre grato”.

Al Lab non si beve soltanto ma si mangia, e anche bene. “Offriamo una cucina con prodotti di stagione e artigianali del territorio. Penso che uno dei nostri punti di forza sia l’antipasto con le tapas, non necessariamente spagnole. Facciamo una ristorazione moderna, che vuole regalare ai nostri clienti un’esperienza – continua l’imprenditore -. E offriamo divertimento. Tutti i venerdì facciamo dj set e anche sul mercoledì stiamo lavorando per delle proposte. Abbiamo deciso di aprire anche sabato e domenica a pranzo per dare un’offerta ai turisti che stanno iniziando davvero a frequentare Viterbo”.

Il Lab fa sicuramente parte di quel gruppo di realtà che ha in mente un’idea di centro storico come luogo vivo e attraente e con il lavoro di ogni giorno sta contribuendo a costruire questa visione. “C’è in atto un discorso che potremmo definire nuovo rinascimento della cucina per Viterbo – continua Schirripa -. La qualità è la bussola di sempre più locali. Poi si è aperta una situazione di collaborazione tra noi: ci incontriamo, confrontiamo, scambiamo idee, ragioniamo su come contribuire per rendere la città migliore. L’obiettivo è stimolare sempre più viterbesi a uscire anche durante la settimana, magari per un aperitivo dopo lo stress della giornata. Questa nuova generazione di ristoratori che sono nel centro storico si stanno impegnando per andare in una precisa direzione: vogliamo accogliere le persone, farle stare bene e stupirle. L’intenzione è di costruire una forte rete tra noi perché siamo convinti che possiamo essere parte della soluzione a determinate problematiche che stanno emergendo. Guardate il discorso sicurezza, dove ci sono i locali c’è più controllo del territorio, siamo una luce nel buio e questa verità sta venendo fuori”.

L’esistenza del Lab, il successo di questo locale come quello di altri, è una parte di una narrazione diversa della città e sicuramente più reale di quella che vorrebbe il capoluogo della Tuscia depresso, sprofondato nel degrado, insicuro e in rovina. Forse un aperitivo in relax potrebbe aiutare gli occhi a vedere meglio.

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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