Il fuoco di Sant'Antonio del centrodestra
20140102-152951.jpg
lafune_800 x 120

Brucia e si consuma, giorno dopo giorno. Questo il centrodestra viterbese, capace di costruire una vera e propria egemonia durata vent’anni e ora in palese disfacimento. Marcello Meroi è l’alfa e l’omega di tutto questo. Lui sindaco, successo al democristiano Giuseppe Fioroni, apre le danze negli anni ’90. Lui presidente della Provincia chiude il ballo con le dimissioni di queste ultime ore.

Gli rimane tempo fino al prossimo 2 febbraio per decidere se varcare o no il Rubicone. Dall’altra parte però non c’è Roma ma la fine di un percorso, la fine di un’intera classe politica. Con la Provincia di Viterbo cade l’ultimo baluardo del centrodestra sul capoluogo, poi sembrano esserci davanti cinque anni di attraversamento nel deserto. Salvo una oggi improbabile capitolazione anticipata di Leonardo Michelini.

La Caporetto del centrodestra locale non lascia intravedere all’orizzonte una Vittorio Veneto in provincia. La divisione e le faide intestine che stanno consumando Palazzo Gentili non lasciano presagire niente di buono per le prossime amministrative di primavera nella Tuscia. Divisi si perde, sempre. Tra “alfaniani”, “berlusconiani”, “fratelli d’Italia” e brandelli di Udc non sarà facile trovare la quadra, anche perché a ben guardare mancano gli uomini. Uomini nuovi, capaci di aggregare, di funzionare da collante tra le diverse sensibilità.

Il centrodestra viterbese è in mezzo al mare insomma e il suo peggiore nemico è proprio se stesso. Via Saffi docet.

 

Altro dagli stessi argomenti:Marcello Meroi
800 Monastero
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Onda
TdP_Inalazioni
lafune_300 x 600
aiac_banner_01
Masicar300x300-optimize
domenicale post
asvis 2
monastero interno
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Fune 300x300
POST FB 01
Foto Fisioterapy Center