Il fantasma di Marcello
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Nel Castello Orsini di Soriano nel Cimino, nelle notti d’agosto, la leggenda vuole che si sentano ancora i lamenti di un uomo ucciso nel 1559.

IL DOMENICALE – Ci sono fantasmi che nascono dalla fantasia e altri che, prima di diventare leggenda, sono stati uomini in carne e ossa, hanno amato, sofferto, avuto paura e sono morti davvero. Il fantasma di Marcello appartiene alla seconda categoria, e forse è proprio questo a rendere più inquietante la storia che da secoli si racconta a Soriano nel Cimino, perché prima dei lamenti notturni, delle presenze nei sotterranei e delle calde notti d’agosto c’è un uomo realmente imprigionato nel Castello Orsini, torturato e infine ucciso.

Bisogna tornare al 1559, in una Roma e in uno Stato pontificio dominati dalle grandi famiglie, dove la distanza tra potere pubblico e interessi privati era spesso molto sottile. Giovanni Carafa, duca di Paliano, era nipote di papa Paolo IV; apparteneva quindi a una famiglia arrivata al vertice del potere pontificio, anche se proprio in quell’anno la fortuna dei Carafa stava rapidamente declinando.

Giovanni era sposato con Violante Diaz Garlon, donna di origine nobile e incinta del loro terzo figlio, intorno alla quale cominciò a circolare l’accusa di una relazione con Marcello Capece, uomo vicino alla famiglia. Le fonti storiche confermano che il sospetto arrivò a Giovanni, che volle giudicare personalmente la vicenda e fece condurre Marcello a Soriano, dove venne interrogato e sottoposto a tortura.

Da questo punto in poi storia e leggenda cominciano a intrecciarsi. La tradizione sorianese sostiene che Marcello fosse innocente, che tra lui e Violante esistessero soltanto confidenza, rispetto e una vicinanza nata dalle difficoltà vissute dalla donna, mentre il vero amore di Marcello sarebbe stato Diana Brancaccio, una delle dame di compagnia. Secondo il racconto tramandato localmente, anche altri uomini furono incarcerati e torturati; Marcello avrebbe continuato a difendere Violante nonostante le sofferenze, e Giovanni Carafa, incapace di ottenere ciò che cercava, l’8 agosto 1559 lo avrebbe ucciso personalmente. La memoria popolare arriva perfino a contare ventisette pugnalate, un dettaglio che appartiene alla leggenda locale e non alla ricostruzione storica più prudente.

La sostanza, però, non è leggenda. La Treccani ricostruisce che Marcello Capece fu effettivamente portato a Soriano, torturato, confessò il tradimento e venne poi assalito e ucciso a pugnalate dallo stesso Giovanni Carafa in un impeto d’ira. Quanto possa valere una confessione ottenuta sotto tortura è una domanda che resta inevitabile, soprattutto perché nel Cinquecento la tortura era uno strumento ordinario dell’indagine giudiziaria e spesso il confine tra confessione e cedimento fisico era inesistente.

Nemmeno la morte di Marcello bastò. Violante era in avanzato stato di gravidanza e Giovanni inizialmente esitò, ma le pressioni della famiglia ebbero la meglio: il 27 agosto il fratello Ferrante d’Alife eseguì personalmente la condanna e Violante venne uccisa e sepolta di notte nella chiesa di Gallese. Era morto da pochi giorni anche Paolo IV; Roma attraversava il periodo della sede vacante e la tragedia familiare dei Carafa finì per consumarsi lontano dai riflettori del potere che quella famiglia aveva esercitato fino a poco tempo prima.

Poi passarono gli anni: cambiarono i proprietari, cambiò la funzione stessa del Castello Orsini, la grande fortezza medievale che domina Soriano fu trasformata anche in carcere e rimase istituto penitenziario fino al 1989. Ma il ricordo di Marcello non scomparve, e il Comune ancora oggi associa esplicitamente al castello la leggenda nata dalle tragiche vicende del 1559.

Secondo la tradizione, nelle notti più calde di agosto dai sotterranei salirebbero sospiri e lamenti: sarebbe Marcello, incapace di trovare pace, che continua a piangere la vita spezzata e la morte di Violante. Non sappiamo quando esattamente sia nata questa parte del racconto, né avrebbe molto senso tentare di stabilire se qualcuno abbia davvero sentito una voce dentro quelle mura, perché forse la parte più interessante della leggenda non è il fantasma.

È la memoria.

Per quasi cinque secoli Soriano ha continuato a raccontare la storia di un uomo che, altrimenti, sarebbe rimasto soltanto un nome dentro le lotte di potere di una delle grandi famiglie del Cinquecento. Il fantasma diventa così una specie di risarcimento tardivo: Marcello non possedeva il potere dei Carafa, non era un papa, non era un duca, non disponeva di eserciti o tribunali, ma alla fine è lui che la memoria popolare ha deciso di lasciare dentro il castello.

Forse è proprio così che nascono alcuni fantasmi: quando una morte appare troppo ingiusta per essere semplicemente archiviata e una comunità continua a raccontarla fino a trasformare una persona scomparsa in una presenza. Per questo, entrando nel Castello Orsini, la domanda meno interessante è se nelle notti d’agosto si possano davvero sentire dei lamenti; quella più affascinante è un’altra. Perché, dopo quasi cinquecento anni, Soriano continua ancora ad ascoltare Marcello?

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