Il fantasma di ferro e di fuoco del 1328 torna a Bolsena
Bolsena 1328 - Giornate Medievali (2)
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Per quattro euro, il prezzo di un incantesimo a buon mercato, il cancello del tempo si apre. Il lago guarda in silenzio, l'imperatore è pronto ad assediare di nuovo le mura, e Bolsena, per tre notti, sceglie di non dimenticare chi è.

BOLSENA – Certe notti il lago sembra trattenere il fiato. Le acque scure di Bolsena, che per secoli hanno custodito i segreti di re, papi e leggende millenarie, a fine agosto si increspano di un’altra eco. Non è il vento, non è il temporale che scende dai monti Volsini. È il fantasma di ferro e di fuoco del 1328 che torna a bussare alle porte del tempo.

Dal 21 al 23 agosto 2026, il Rione Castello si trasforma in una macchina del tempo spietata e affascinante. Torna “Bolsena 1328”, la quattordicesima edizione di una rievocazione che non è una semplice festa, ma una ferita luminosa aperta nella memoria. L’imperatore Ludovico IV il Bavaro, con la sua brama di conquista e le sue schiere di mercenari, calò su questa terra pretendendo di piegarla. Ma fece male i conti con la roccia e con l’orgoglio di un popolo che decise di non cedere di un solo passo.

Ora, a partire dalle sei del pomeriggio, le pietre antiche si rianimano di una vita spettrale e magnifica. Ci sono i banchi dei mercatini, il fumo denso e odoroso dei banchi gastronomici che offrono i sapori d’altri tempi, e poi loro: i figuranti, i musici, le compagnie d’arme. Le vie si popolano degli spettacoli itineranti degli Spadaccini di Soriano, delle Ombre di Montecoronato, delle Tribal Queens, dei mercenari e delle danzatrici, in un crescendo di tamburi e lame che tintinnano nel crepuscolo.

Alle 18:30 il primo battito del cuore: il corteo storico si snoda tra i vicoli, trascinando il pubblico in un sortilegio collettivo. Ma il momento in cui il tempo davvero si ferma è le 22:30. È allora che va in scena “La battaglia della Rocca”. L’assedio del Bavaro si rinnova sotto i nostri occhi, tra grida, scintille di spade contro scudi e il buio squarciato dai fuochi della resistenza. È uno spettacolo che sa di antico, un rito che l’APS Bolsena A.D. 1328 rinnova con la precisione di un orologio svizzero e la passione di chi difende la propria identità.

La magia si ripeterà venerdì e sabato, per poi culminare domenica 23 agosto in un abbraccio ancora più grande: il corteo solcherà l’intero centro cittadino, uscendo dai confini del Rione Castello per avvolgere l’intera Bolsena. E a suggellare la fine di questo viaggio nel tempo, alle 22, ci penseranno le note epiche e telluriche dei Cremisi, la band symphonic folk/epic metal che con i suoi racconti in musica farà da ponte perfetto tra il Medioevo di ieri e l’eternità di oggi.

Per quattro euro, il prezzo di un incantesimo a buon mercato, il cancello del tempo si apre. Il lago guarda in silenzio, l’imperatore è pronto ad assediare di nuovo le mura, e Bolsena, per tre notti, sceglie di non dimenticare chi è.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Per quindici anni la madre del grande Napoleone fu sepolta nella chiesa delle Monache Passioniste a Tarquinia.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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