
VITERBO – Io a casa di Nello Celestini ci sono stato. Per un viterbese è un vanto, è come entrare a contatto con la storia di quel pezzo importante di città che è il Sodalizio. E quel giorno a casa di Nello la sensazione di toccare la storia l’ho vissuta in prima persona perché lei, la storia, era tutta dentro una valigia marrone. La stessa che abbiamo tenuto con noi nella redazione de La Fune per qualche tempo, per poi riconsegnarla (come giusto) al figlio Lorenzo. Era una delle ultime cene dei facchini, prima della pandemia Covid-19. Notte di emozioni vere sul palco. Come se “Spolverone” fosse lì, in una sorta di rito sciamanico che siamo riusciti a compiere.
Con il figlio Lorenzo, noi de La Fune e tutti i facchini con gli occhi lucidi, insieme alla piazza con centinaia di viterbesi.
A distanza di sette anni dalla morte del padre del Sodalizio siamo a chiedere un qualcosa di importante: l’intitolazione a lui di una piazza. Non una via ma una piazza perché serve un posto dove le nuove generazioni possano incontrarsi e chiedere di chi sia stato quel Nello Celestini di cui c’è scritto il nome sulla targa.
Il regolamento comunale e le leggi della Repubblica dispongono che l’azione non è possibile prima di dieci anni dalla morte. Salvo il nulla osta del Ministero per il tramite della Prefettura. Accade in casi speciali, per vite straordinarie e particolari meriti. Il nome di Nello è legato a una storia che ha dato all’Italia un bene immateriale dell’Unesco. Ci sembra un merito piuttosto significativo.
Senza Sodalizio non esisterebbe un custode della tradizione del Trasporto. Avete idea di quanto Nello tenesse alla divisa dei Facchini? Noi sì perché l’abbiamo sentito dalla sua voce. Ce l’ha raccontato mentre ci mostrava i bozzetti della Macchina. Ne aveva uno nella sala del Pilastro con rappresentato anche il capofacchino. Avete idea di quanto è importante quel ruolo? Prima non esisteva, poi Nello l’ha inventato sul campo, con la Macchina che rischiava di cadere sul sagrato della basilica, strappando il microfono dalle mani del costruttore Socrate Sensi.
Dedicare una piazza o una via è una grande rogna e si tende sempre a evitare perché vanno sostituiti i documenti dei residenti. Crediamo che nel caso di Nello Celestini si possa fare un’eccezione. Perché su piazza Nello Celestini sarebbe bello abitare, senza fare tante storie.
La piazza ideale? Per noi Piazza della Repubblica. Lì dove c’è il monumento ai Facchini che lui ha davvero amato. Non c’è un posto migliore. Ai prossimi candidati sindaco poniamo questa sfida: dedicare una piazza a Celestini, padre del Sodalizio. E questo potrebbe essere un nuovo passo per iniziare a fare un lavoro serio sul titolo Unesco, fino a oggi non sviluppato nelle sue reali potenzialità. Servono non chiacchiere ma stanziamenti di fondi, di quelli seri presi dal bilancio annuale di Palazzo dei Priori. Ciao Nello, eravamo venuti a trovarti per fare qualcosa. Cercheremo di farlo.


















