

“Viterbo ha una vocazione storica a fare sintesi della molteplicità culturale e a trasformarla in una identità collettiva”. È curioso vedere come Viterbo si racconta, come Viterbo prova a vincere una competizione, come quella per la cultura, millantando doti, ritenute vincenti se inserite in un documento così, che però non vuole applicare nella vita di tutti i giorni.
Nel dossier Capitale della Cultura infatti Viterbo racconta della sua specificità e della sua capacità “di esprimere sia una serie di costrutti ideali che una serie di operazioni, ispirate da alcuni concetti chiave: identità, produzione di senso, partecipazione, sviluppo”. Concetti che facciamo fatica a trovare nelle politiche culturali di questi anni. Dall’accozzaglia di iniziative, ai Festival-sagre, alla mancata concessione al territorio di una Consulta che possa lavorare, come sta facendo quella del volontariato, per pensare e aiutare l’amministrazione ad investire meglio in Cultura.
Però Viterbo dice “che di questo sa fare sintesi”. Una capacità che “viene da lontano”, ma che lontano si è fermata. Perché Viterbo non fa sintesi e non mette a sistema le energie attive di questo territorio. È singolare però come venga millantata questa realtà, come se l’amministrazione si rendesse conto di quanto sia importante per la crescita del territorio. Così importante quanto difficile investire in azioni che rispondano a quelle necessità. Insomma si racconta una Viterbo non reale, una realtà negata costantemente dall’azione di tutti i giorni.
Nel dossier si indica il modello di sviluppo basato su 4 parole chiave quali partecipazione, integrazione, tutela e valorizzazione. Parole poi spiegate così:
“Partecipazione che caratterizza il sistema di governance che si vuole realizzare con il coinvolgimento, sia nella elaborazione della strategia che nelle attività operative, delle collettività locali, delle associazioni e del partenariato economico e sociale; Integrazione che mette a sistema sia i soggetti (pubblici e privati) che le risorse ambientali e culturali, tangibili e intangibili del territorio; Tutela/conservazione in quanto le attività previste sono state scelte per essere sostenibili fisicamente e culturalmente dalle risorse e socialmente dalle collettività in quanto non sono in contrasto con gli usi abituali del territorio; Valorizzazione che è di natura sia culturale che economica avendo come obiettivo la crescita delle offerte sia per i residenti e per i turisti che un sostegno diretto e indiretto alle attività economiche che caratterizzano l’area del viterbese”. Quanto di questo è messo in pratica nella Viterbo di tutti i giorni? Poco o niente.

















