
Caffeina è un pezzo dell’offerta culturale della città di Viterbo. Ma Caffeina rischia di chiudere, in questo senso hanno parlato il papà e la mamma del festival, scegliete voi chi fa cosa, Filippo Rossi e Andrea Baffo. Con loro ieri mattina al tavolo di Schenardi anche Michele Pepponi, che ha annunciato le proprie dimissioni dalla presidenza della Fondazione.
La notizia è pesante e ha aleggiato su tutta questa edizione 2015. Dalla Fondazione hanno lanciato un appello alla città per trovare 20-30 sostenitori pronti a mettere in cassa 5mila euro a testa. Dicendo anche che per come stanno le cose hanno risorse per tirare avanti fino al 30 settembre, poi faranno il punto.
Di certo la fine di Caffeina sarebbe una perdita per Viterbo. Il territorio è fragile, scarno di aziende vere. Non a caso Pepponi ha citato la Tod’s di Della Valle, per dire che non c’è un tessuto imprenditoriale capace di sostenere sforzi volti a costruire festival importanti sul territorio. Anche il Comune di Viterbo non naviga nell’oro e le altre istituzioni locali non stanno meglio. Questo il quadro oggettivo.
Difficile pensare che un festival culturale possa reggersi sul mercato con biglietti, sottoscrizioni volontarie o cose simili. Serve una rete di sostegno strutturata e capace di garantire risorse fisse. Con intelligenza, durante la conferenza stampa, qualcuno ha posto il tema delle dimensioni. Suggerendo la possibilità di andare avanti riducendo, trovando un punto d’equilibrio proporzionato con i numeri del territorio e quindi sostenibile.
Rossi ha dichiarato che non ha senso, perché le cose o crescono o muoiono. Posizione legittima anche la sua, ci mancherebbe. Ma posizione critica, che rischia veramente di far saltare il banco e cancellare una delle manifestazioni più in evidenza della città.
In pratica la linea scelta dagli organizzatori somiglia tanto al cosiddetto gioco del coniglio, in cui due lanciano simultaneamente le auto verso un burrone. Chi sterza prima per evitare il burrone fa la figura del coniglio, ma se nessuno sterza entrambi muoiono. E sulle due auto in questo caso abbiamo da una parte Caffeina e dall’altra Viterbo (istituzioni, imprenditori, cittadini).
Caffeina spinge sul gas per evitare una contrazione, Viterbo per salvare il festival ma evitando una spesa troppo grande per le proprie tasche. Se infatti il Comune volesse salvare in solitaria o quasi un festival di queste dimensioni, e quindi costoso, dovrebbe prosciugare completamente o intaccare pesantemente il proprio bilancio sul settore cultura. E non è pensabile per un Comune tagliare tutto per puntare su una sola realtà che organizza un festival di dieci giorni. La cultura va sostenuta tutti i giorni dell’anno e ad ampio spettro, perché è questo il ruolo che l’istituzione deve giocare sulla città. Chi pensa diversamente magari cerca di zappare il proprio orto ma sbaglia. A frenare gli imprenditori c’è poi tutto il caos politico intorno al festival generato dalla nascita di Viva Viterbo, anche questa figlia di Filippo Rossi. Una mossa che non è piaciuta in tanti ambienti, oggi scettici sull’opportunità di mettere altri soldi nella Fondazione.
I cittadini in questa partita sono poco coinvolti, anche perché niente sanno dei conti e dei funzionamenti della Fondazione. Magari puntando su una piena trasparenza e condivisione sarebbe possibile riscaldare di più un sentimento popolare favorevole, e quindi disposto a mettere soldi, al salvataggio di Caffeina.
Così per la Macchina di Viterbo, che vorrebbe salvare il festival, diventa più facile rischiare di fare la parte del coniglio e sterzare. E sterzare significa non rischiare di svenarsi per salvare Caffeina, accettare l’idea che il prossimo anno non possa esserci. In questo caso la colpa della fine potrebbe essere scaricata su Comune, imprenditori e magari anche dei cittadini. Ma di fatto Caffeina sarebbe morta.
Forse l’unica strada per salvare il festival e continuare a dare alla città di Viterbo l’opportunità di mantenere questa sua iniziativa è nel volante della macchina Caffeina. Sterzando il volante e accettando l’idea di un festival più essenziale e contenuto si può continuare senza particolari problemi l’avventura. Magari un domani potrebbero arrivare giorni migliori e si potrebbe ritornare ad aumentare le dimensioni. Dopo tutto quando arriva l’inverno, e questa crisi ci somiglia tanto, tutto in natura smette di crescere. Fa parte della vita.
Se le due auto andranno dritte finirà invece tutto nel burrone.


















