Il convitato di pietra alla mensa dei rifiuti romani
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L'opinione pubblica viterbese rimane la grande assente, il convitato di pietra, nella questione dei rifiuti romani. La nostra terra sta diventando la pattumiera di mezzo Lazio e la gente rimane in silenzio. Perché?
Monterazzano

L’immondizia è ricchezza. L’hanno capito i “filosofi” moderni del movimento ‘Rifiuti Zero’ ma prima di loro l’hanno sempre saputo i gestori di discariche e di tutti i servizi connessi con raccolta e smaltimento in generale. L’ha sempre saputo anche la politica (almeno una parte, piccola mi auguro) che con questo mondo, come ci riferiscono recenti inchieste giudiziarie, non ha disdegnato contatti.

La Tuscia e il suo capoluogo si stanno dando da fare, non senza difficoltà, per risolvere in modo intelligente la questione rifiuti. In questa partita serve prendere le distanze da quel modo d’intendere il rifiuto come ricchezza proprio di chi ha fatto business con discariche e affini e affermare invece la filosofia ‘Rifiuti Zero’ del rifiuto come ricchezza collettiva. E proprio mentre Viterbo e i comuni limitrofi pensavano di aprire le porte di un futuro diverso eccoci a risprofondarci nell’inferno le servitù romane. Prima i rifiuti di Formello e confinanti, poi, dopo la chiusura della discarica di Cupinoro, altri 12 comuni della braccianese. Senza contare che da anni siamo diventati la pattumiera di Rieti.

In tutto questo gli unici a scaldarsi e a darsele di santa ragione, in un clima di continua finzione opportunistica tanto caro alla “cariatidea” politica nostrana, sono appunto i politici del territorio. “Colpa della Polverini”; “Colpa del pacco per Viterbo tra Zingaretti e Michelini”. Farsa, farsa, farsa.

La cosa che colpisce è però l’assenza totale dei cittadini. A Viterbo e nella Tuscia sembra quasi possibile fare tutto nell’apatia generale. Saremmo certo una terra comoda anche per le ecomafie. Magari, vista la totale paralisi della società civile locale, qualcuno potrebbe pensare di riempire anche le nostre cave e affini con rifiuti tossici e pericolosi. Servirebbe un bel cartello alle porte della città dei papi. Un qualcosa di diverso da ‘Viterbo città d’arte e di cultura’ o ‘Viterbo città termale’. Sarebbe più indicato mettere di questo: ‘Viterbo, provincia “babba”‘. Questione rifiuti romani docet.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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