

VITERBO – C’è un momento preciso in cui le grandi visioni rischiano di schiantarsi contro il muro della realtà. Per Viterbo, quel momento si chiama via della Pila. E rischia di diventare il tallone d’Achille, la freccia avvelenata che colpisce al tallone l’eroe greco sotto le mura di Troia, di un progetto che in potenza – sia chiaro – resta non solo importante, ma necessario.
Perché la rete delle piste ciclabili a Viterbo non è un capriccio per pochi nostalgici della pedalata. È la base, l’ossatura minima per modernizzare il capoluogo, per provare a fargli scalare qualche punto nelle storiche e asfittiche classifiche sulla qualità della vita, per gettare le basi di un modo nuovo, più europeo, di vivere il territorio. Una scommessa sul futuro. Che però, oggi, rischia di trasformarsi in un gigantesco boomerang politico e sociale. Un bersaglio perfetto per il più classico dei tiri al piccione, con l’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Floris nel ruolo della vittima sacrificale, posizionato proprio nella parte finale della traiettoria di tiro.
Ma l’assessore, sebbene ci metta la firma e la faccia, è solo l’ultimo anello di una catena più lunga. Perché oltre un assessore, in un Comune, c’è di più. C’è una macchina, c’è una visione (o la sua assenza), ci sono uffici e progettisti.
La madre di tutti gli errori: lo “sbrodolamento” temporale
La madre di tutti gli errori, in questa vicenda, va rintracciata nello “sbrodolamento” del progetto nel tempo. Interventi così radicali, capaci di stravolgere le abitudini consolidate di una città storicamente refrattaria ai cambiamenti come Viterbo, andrebbero calati d’impatto. In un unico momento. Una scossa forte, un cantiere complessivo che, una volta terminato, mostri da subito a tutti il senso generale dell’opera, la sua interconnessione, il suo disegno complessivo.
Invece no. La realizzazione spalmata nell’arco di anni, un pezzetto alla volta, un cantiere che apre qui e uno che chiude (forse) là, ha finito per mostrare solo il lato peggiore delle ciclabili. Cordoli che spuntano dal nulla e muoiono nel percorso interrotto, corsie che sembrano non portare da nessuna parte. Risultato? Nell’immaginario collettivo le ciclabili sono diventate una barzelletta, il meme perfetto da dare in pasto alla sempre praticata arte della propaganda politica. Quella che nei disastri e nelle nevrosi dei territori ci sguazza, mettendoci un abbondante zampino.
Il collasso di via della Pila e la rabbia dei residenti
Ed eccoci al brevissimo tratto di via della Pila. Pochi metri che rischiano di fare da detonatore. Quel quadrante della città è, a tutti gli effetti, un disastro urbanistico quotidiano. Una zona densamente popolata, commerciale, viva, che si trova ogni giorno al collasso per un motivo tanto semplice quanto drammatico: mancano i parcheggi.
I cittadini e i commercianti dell’area sono tanto esasperati quanto ignorati. Da sempre. Lo erano prima, con le passate amministrazioni che hanno cementificato senza programmare, e lo sono oggi, di fronte a un cordolo giallo che sembra un muro di gomma invalicabile. Si sentono presi in giro, costretti a subire modifiche alla viabilità – come l’ultimo senso unico – che sembrano solo toppe temporanee per correggere un disegno nato male.
L’ex caserma dei Vigili del Fuoco: la soluzione a portata di mano
Eppure, a guardare bene, una soluzione strutturale a questo dramma dei parcheggi esisterebbe. È lì, a pochi metri, immobile e silenziosa. Parliamo dell’area della ex caserma dei Vigili del Fuoco. Un immobile la cui proprietà è, formalmente, della Provincia di Viterbo, ma che nei fatti appartiene già alla comunità dei viterbesi.
Oggi che si discute del futuro di quella struttura, pensare a una nuova destinazione d’uso che non contempli l’obbligo tassativo di realizzare un grande parcheggio a uso pubblico – almeno nei piani interrati sotto l’area – sarebbe l’ennesimo, imperdonabile errore urbanistico. Il capolavoro del non-senso. L’area della ex caserma potrebbe essere la valvola di sfogo capace di decongestionare l’intero quartiere, ridando ossigeno alle attività commerciali e permettendo alla ciclabile di esistere senza essere percepita come un’invasione nemica.
Riuscirà la politica viterbese a mancare anche questa occasione, imbarcandosi nella nuova, entusiasmante impresa di complicare le cose semplici? Conoscendo i precedenti e la cronica incapacità di guardare oltre il proprio naso elettorale, le probabilità sono purtroppo altissime.

















